150 Milligrammi: la dottoressa va alla guerra

La trama, il trailer e la recensione del film in uscita l’8 febbraio.

150 Milligrammi - Foto 1 di Jean Claude Lother

150 Milligrammi è il titolo italiano del film La fille de Brest, di Emannuelle Bercot in uscita l’8 febbraio. 150 milligrammi è il dosaggio del Mediator, il farmaco contro cui la pneumolga Irène Frachon, ha combattuto una lunga guerra che ne ha fatto decretare il ritiro in Francia nel 2009. È lui il co-protagonista del film. Tratto da una storia vera, talmente vera che si fanno nomi, cognomi, titoli (e sottotitoli censurati) reali.

La trama e il trailer di 150 Milligrammi

Irène Frachon, medico pneumolgo nel piccolo ospedale universitario di Brest, mette in relazione le patologie valvolari di cui soffrono alcuni suoi pazienti, con l’utilizzo del Mediator 150, farmaco antidiabetico e anoressizzante.
Porta il caso, per chiederne il ritiro, davanti ad un’ Agenzia Francese del Farmaco, più sensibile alle lusinghe della farmaceutica Servier (secondo colosso francese dopo Sanofi Aventis) che non alla salute pubblica. Ne ricava solo scherno, senso di impotenza e una dritta, sussurrata in gran segreto nelle toilette, da parte dell’unico membro “sano” della commissione.
Sostenuta dal gruppo di temerari ricercatori dell’ospedale, avvia uno studio sul caso, che conferma, senza possibilità di appello, le sue intuizioni. Di fronte alla negazione, contro ogni evidenza, degli effetti dannosi del farmaco da parte delle istituzioni, trova in un piccolo editore bretone, un alleato per pubblicare un libro: Mediator 150 mg, sottotitolo Quanti morti?. L’intenzione è quella di mettere a parte il pubblico della pericolosità del farmaco usato spesso per i suoi effetti dimagranti.
È a questo punto che Irène fa i conti col vuoto che le si è creato intorno: tra i colleghi, grandi prescrittori di Mediator, tra i media che si rifiutano di recensire il suo libro, e perfino nello stesso gruppo di ricercatori che rischia di perdere i finanziamenti a causa della scomoda presa di posizione.
Cigliegina sulla torta: la Servier le fa causa, considerando il sottotitolo del libro diffamatorio e la Giustizia la condanna a censurarlo.
Ormai prossima a mollare dopo le porte sbattute in faccia e le minacce ricevute, Irène capisce che deve andare avanti: lo deve a Corinne, la sua paziente uccisa dal Mediator, che aveva creduto in lei; lo deve alla sua famiglia che l’ha sempre sostenuta; lo deve alla piccola setta “carbonara” che lotta ancora accanto a lei, rischiando tutto per darle una mano: la studentessa di Farmacia, che perde ogni possibilità di lavorare nella ricerca dopo una tesi sul Mediator, il piccolo impiegato ministeriale, soprannominato Babbo Natale, che a rischio forse della vita le fornisce dati segreti; la giornalista de Le Figaro, unica ad aver raccolto il suo appello.
Essendo un fatto di cronaca, non crediamo di togliere suspence se diciamo che il farmaco viene ritirato, la censura al sottotitolo del libro di Irène viene tolta, ma soprattutto vengono messi in discussione e rivisti trasparenza, imparzialità ed etica dell’Agenzia Francese del Farmaco.

La recensione di 150 Milligrammi

150 Milligrammi - Foto 2 di Jean Claude Lother

Ne abbiamo visti tanti di film del genere uno contro tutti, Davide contro Golia, ma qui ci troviamo davanti ad un’opera completamente diversa dallo stile Hollywoodiano. Diversa in cosa? Lo potremmo definire un film naïf, dove naïf non significa, né imperfetto né acerbo, ma piuttosto fresco e coraggioso. Del naïf ha il colore, ha l’ardire di collocare su di una scena in cui il cinema a stelle e strisce piazza solo eroi inossidabili, dei combattenti dall’armatura di cartone, le loro fragilità e scoramenti, senza per questo farceli sentire meno eroi, ricordandoci anzi che il vero coraggio è quello che nasce dalla paura. Naïf è anche la decisione di dare a una storia drammatica, il taglio della commedia; e il capolavoro della regia è quello di riuscire a farci ridere senza scalfire minimamente la nostra indignazione, di fronte allo sprezzo della vita, facendoci entrare in empatia profonda con i nostri cavalieri dalla lancia spuntata. Naïf è anche il ritmo del film, altamente disomogeneo (ma che ritmo!) aiutato da un audio magistrale: un bouquet che fonde perfettamente dialoghi, musica e rumori, riuscendo ad essere quasi altrettanto visivo che le immagini.
Se vi piace il legal thriller questo film vi piacerà. Se invece odiate il legal thriller… questo film vi piacerà.

Foto di Jean Claude Lother/BIM Distribuzione

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