50 candeline per la mastoplastica additiva. Le italiane tra le più rifatte

Breve storia dell’intervento di chirurgia estetica che compie mezzo secolo.

Diciamocelo chiaramente: che un seno perfetto debba entrare in una coppa di champagne è una leggenda metropolitana a cui non crede più nessuno. Noi della coppa B vorremmo poter pensare che il nostro uomo resti indifferente dinnanzi al costumino poco coprente della bagnina più sexy della storia (anche dopo l’intervento di riduzione) e si faccia distrarre dalle mammelle poco sviluppate di Madame de Pompadour, fonte di ispirazione, pare, della forma del famoso bicchiere.

Sarà per un senso di rassicurante abbondanza (nella preistoria le Veneri arcaiche venivano raffigurate addirittura con una ottava) o per motivi più reconditi della psiche umana maschile, ma seni prosperosi, strabordanti e all’insù attirano decisamente l’altro sesso. Da qui il desiderio, per le più insicure questo si sa, di diventare maggiorate, un desiderio che ha alimentato le ricerche e le sperimentazioni dei chirurghi: impianti di vetro o avorio, paraffina, grasso autotrapiantato e spugne in nylon, teflon e poliuretano. Tutto altamente nocivo alla salute.

Dopo la seconda guerra mondiale fa capolino il silicone iniettato attraverso la tecnica delle infiltrazioni: a farne uso le prostitute giapponesi negli anni ’40 e le ballerine di San Francisco e Las Vegas negli anni ’60, ma anche stavolta con scarsi risultati.

Nella primavera del 1962 il chirurgo Frank Gerow, mentre maneggia una sacca di sangue al Jefferson Davis Hospital di Houston in Texas, ha un abbaglio, e inizia a valutare l’ipotesi di usare delle sacche simili da impiantare nel seno. L’anno successivo viene eseguito il primo intervento di mastoplastica addittiva alla oggi ottantenne Timmie Jean Lindsay, recatasi per rimuovere un tatuaggio e prestatasi volontaria alla sperimentazione.

Da quel giorno le protesi, pur mantenendo la forma iniziale, sono migliorate continuamente suscitando l’interesse e la curiosità della donne di tutto il pianeta: 1.506.475 gli interventi effettuati secondo la Società Internazionale dei Chirurghi Plastici ed Estetici, e l’Italia occupa il quarto posto tra i paesi più rifatti, secondo posto se consideriamo il rapporto tra interventi e popolazione totale.
Secondo una formula matematica il volume del seno ideale è di 250-300 cm cubici: le italiane a quanto pare non sono d’accordo.

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