Da Tully a L’Albero del Vicino i film in sala nel weekend

Lo splendido ritorno di Jason Reitman e un ottimo noir islandese. In sala anche Lanthimos e il francese “La truffa del secolo”.

Tully

Tante interessanti uscite questo weekend al cinema: arriva lo splendido Tully, l’ultimo film di Jason Reitman con una straordinaria Charlize Theron; un interessante film islandese, L’Albero del Vicino; il lungometraggio francese Il re della truffa e l’ultimo capolavoro di Lanthimos, Il sacrificio del cervo sacro.

Tully è l’ultimo lungometraggio della premiata ditta Jason Reitman – Diablo Cody, il regista e la sceneggiatrice di film meravigliosi come Juno e Young Adult. Tully torna sulla tematica affrontata già con Juno, quella della maternità e lo fa con una delicatezza e con un linguaggio che difficilmente si trova in altri film. Protagonista una straordinaria Charlize Theron, all’ennesima trasformazione fisica, attrice feticcio del duo dopo aver recitato in Young Adult.

Diablo Cody, premio Oscar per Juno, si è ispirata alla sua “vita di madre” per realizzare Marlo, madre incinta al terzo figlio e già alle prese con la gestione della casa e dei due figli piccoli. Il fratello radical chic con una moglie e una casa perfetta consiglia a Marlo di chiamare la sua tata notturna, un aiuto che veglia sulla madre e le sue mille fatiche durante la notte, così Marlo incontra Tully.

Le mille difficoltà di Marlo sembrano scomparire davanti al sorriso e al giro vita perfetto della 20enne Tully: spariti i centinaia di pannolini cambiati, le macchie di vomito o di latte e si riesce anche a ritornare a vivere. Finalmente le madri vengono rappresentate come veramente appaiono: appesantite, distrutte, stanche, ma sempre disponibili e con il sorriso sulle labbra

“A volte non vuoi vedere nessuno. Le persone si aspettano che le donne siano completamente estasiate in ogni fase del processo, altrimenti vengono percepite come ingrate o anche fredde. In realtà, quando partorisci provi una valanga di emozioni”, spiega Cody.

Positive e negative, come accenna anche Tully, con il fantasma della depressione post-parto che ricordano con sorrisi e ironia dei loro corpi perfetti ai 30 anni, un film che finalmente parla alle donne delle donne, dell’amore unico e infinito e del lavoro invisibile più antico del mondo: quello di madre.

È islandese uno dei titoli più interessanti in uscita al cinema oggi, L’Albero del Vicino di Hafsteinn Gunnar Sigurðsson, presentato a Orizzonti nell’ultimo Festival di Venezia. Agnes e Atli hanno una piccola figlia, ma Agnes sbatte fuori di casa Atli quando scopre un tradimento. L’uomo torna a vivere con i suoi genitori, Inga e Baldvin, in guerra con il vicino perché non vogliono abbattere un albero secolare che non permette alla moglie trofeo del vicino Konrad, Eybjorg, di prendere il sole.

È così che un albero conteso fra due famiglia diviene un simbolo per una e per tutte le guerre, un albero che dovrebbe rappresenta la vita, diventa veicolo e sinonimo di morte. A farla da protagonista è l’odio, così banale e così forte, e spesso scaturito da questioni semplici e poco rilevanti.

Il sacrificio del cervo sacro

Presentato, invece, a Cannes nel 2017, dove vinse per la migliore sceneggiatura, arriva in sala anche Il Sacrificio del Cervo Sacro di Yorgos Lanthimos. Il regista greco torna con una nuova famiglia borghese protagonista, disintegrata dalla vendetta e dallo spettro di morte incarnata in un 16enne.

Il chirurgo Steven Murphy (Colin Farrell) ha uno strano rapporto con il 16enne Martin; sostituisce la figura paterna, morta sotto i suoi ferri in una sala operatoria. Ma Martin cela un segreto, quando i figli di Murphy si ammalano improvvisamente gli svela che il sacrificio di uno dei membri della famiglia potrà portare alla sopravvivenza degli altri.

La “maledizione” trasforma il film in un’amara visione della società contemporanea e per realizzarlo, Lanthimos riscrive una sorta di tragedia greca ispirandosi a Kubrick e Pasolini.

La truffa del secolo - Recensione

Al cinema anche il francese, La truffa del secolo di Olivier Marchal: un imprenditore, un ottimo Benoît Magimel, che per evitare la chiusura della sua azienda realizza una truffa ai danni dello stato che lo trasporta in un mondo fatto di malavita, corruzione e compromessi.

Marchal, che torna alla regia dopo sette anni, firma un polar dove un uomo normale, tranquillo si fa giustizia da sé. Un buon polar, ma lontano dagli altri titoli a cui ci aveva abituato.

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