Dieta mediterranea: ecco la nuova piramide alimentare sostenibile

I risultati della Prima Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea.

Piramide alimentare sostenibile - Dieta Mediterranea 2016

A Palazzo Lombardia a Milano negli ultimi tre giorni si è parlato di alimentazione nel corso della Prima Conferenza Mondiale sulla Dieta Mediterranea (6-8 luglio 2016). L’obiettivo era quello di avviare un impegno sinergico senza precedenti per la rivitalizzazione della nuova Dieta Mediterranea e la conferenza si è conclusa con la presentazione della nuova piramide alimentare, definita “sostenibile” perché IFMeD, che ha promosso l’iniziativa, ha tenuto ben presente tutte le preoccupazioni di carattere ambientale e sulla base di alcune accortezze si è proceduto all’aggiornamento della Piramide della Dieta Mediterranea che potete vedere nell’immagine qui in alto (cliccateci sopra per ingrandirla e vederla meglio).

La nuova piramide alimentare è il risultato di un dialogo interdisciplinare tra gli scienziati e gli esperti in nutrizione, salute pubblica, scienze alimentari, antropologia sociale, sociologia, ‘economia domestica, agricoltura, ambiente e patrimonio culturale.

Emmanuel Pauze, Direttore Esecutivo IFMeD, spiega:

“La Campagna Europea di Promozione della Dieta Mediterranea, lanciata da IFMeD per prima in Italia per promuovere questo modello, mira ad attivare una strategia consensuale e coordinata a livello sovranazionale, con il coinvolgimento di attori pubblici e privati, per promuovere e consolidare i valori e i benefici della Dieta Mediterranea”

e Lluis Serra Majem, Presidente IFMeD, aggiunge:

“Questa nuova proposta di Piramide si basa su un consenso scientifico tra gli esperti e si fonda sulla ricerca e sulle evidenze scientifiche nel campo della nutrizione e della salute derivate da grandi studi epidemiologici pubblicati in riviste peer-reviewed negli ultimi decenni”

Dalla Conferenza è emerso che in Italia l’effettivo consumo di proteine di pesce è troppo basso, di circa 40 g a settimana rispetto ai 60 g raccomandati, e negli Stati Uniti e in altri Paesi europei la media è addirittura inferiore. L’unico esempio virtuoso è la Spagna.

Silvia Migliaccio, del Dipartimento di Scienze dello Sport e della Salute Umana dell’Università “Foro Italico” di Roma, ha spiegato:

“In un contesto in cui la Dieta Mediterranea si rinnova, con la messa in risalto di una cruciale componente socio-culturale, diventa fondamentale prendere in considerazione da un lato l’importanza di recuperare le nostre radici alimentari, dall’altro il mutamento degli stili di vita, sempre più frenetici. Per questo, relativamente ai consumi di pesce da incentivare, possiamo considerare il pesce in scatola un valido alleato della Dieta Mediterranea: infatti unisce la praticità di consumo ai benefici di una composizione nutrizionale paragonabile al fresco”

La dottoressa Elisabetta Bernardi, Nutrizionista dell’Università di Bari, invece ha fatto notare:

“Non dimentichiamo che l’uomo è onnivoro da 10.000 anni e la carne, nelle giuste quantità, fa parte della Dieta Mediterranea. Ricca di nutrienti importanti e componenti bioattivi, è particolarmente importante in alcune fasi della vita: durante la gravidanza e l’infanzia ad esempio, per garantire lo sviluppo cognitivo e la crescita del bambino. Ma è anche preziosa per chi pratica sport o è in età avanzata: è infatti una eccezionale fonte di proteine utili per lo sviluppo e per preservare i muscoli”

Durante la Conferenza si è parlato anche di legumi, che stanno riacquistando un ruolo primario, tanto che l’Assemblea generale delle Nazioni Unite ha dichiarato il 2016 l’Anno dei legumi. La dottoressa Laura Rossi, del Centro di Ricerca per gli Alimenti e la Nutrizione, ha a tal proposito commentato la scelta dell’Onu:

“Un’opportunità unica per incoraggiare la food chain a un utilizzo migliore dei legumi, grazie ai suoi benefici per la fertilità del suolo, i cambiamenti climatici e per combattere la malnutrizione a livello globale”

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