Dietro le quinte di Breaking Bad: i segreti svelati da Melissa Bernstein

La giovane produttrice di Breaking Bad ha annunciato che sta lavorando a uno spin-off.

Breaking Bad

A poche ore dal series finale, ospite del Roma Fiction Fest è Melissa Bernstein. Dopo aver presentato il suo nuovo prodotto “Rectify”, la giovanissima produttrice ha tenuto una Masterclass per parlare di Breaking Bad e, in generale, del suo lavoro.

Ecco tutte le risposte della giovane produttrice.

Melissa hai 37 anni, un’età in cui in Italia raramente si raggiunge un traguardo così importante come aver prodotto una serie come Breaking Bad. Come hai iniziato a fare questo lavoro?

“Ho iniziato con le pubbliche relazioni, spiegavo alle aziende come posizionarle sul mercato rispetto ai concorrenti. In seguito ho però capito di essere attratta dalla pellicola fotografica. A Los Angeles ero circondata da tanti direttori. Così ho iniziato con i cortometraggi. Più tardi mi sono resa conto di voler diventare una produttrice: la gente osserva un prodotto già assemblato, ma il divertimento inizia ben prima”

Come si lavora su queste serie? In cosa consiste il suo lavoro?

“Sono molto coinvolta a livello quotidiano. Comincio con lo sviluppo, mi assicuro che il copione, le idee e le immagini siano al meglio per poter vendere il prodotto alle reti. Una volta venduto, il mio lavoro si sposta sul campo: il set, il dipartimento artistico, il casting. Tutte queste scelte vengono implementate grazie al filtro dello show runner. Per rendere unico uno spettacolo bisogna avere una visione di insieme, ma al contempo, occorre sempre riuscire a raccontare una storia unica”

Quale è il rapporto che si instaura con il regista in show così creativi?

“Per quanto riguarda la storia, il regista la fa da padrone e ha l’ultima parola insieme con lo show runner. Colui che scriva lavora sulle idee prima ancora che si arrivi alla fase della produzione, mentre i registi possono (e spesso accade) cambiare di episodio in episodio”

La leggenda racconta che in origine 24 doveva parlare di un matrimonio durato, appunto, 24 ore. Resosi conto di quanto ciò fosse poco plausibile, la serie è stata trasformata in un procedurale. Come si arriva a queste trasformazioni? Quale è la genesi di questi prodotti?

“Per quanto riguarda Breaking Bad, quello che vedete è una versione abbastanza pura delle visioni dello sceneggiatore e dello show runner. Si era pensato, per un momento, di ambientarlo in un centro commerciale. Quando, in seguito, qualcuno lesse una storia molto simile alla trama, venne messo insieme un ‘peach’. L’idea era di una trasformazione graduale per trasformare la serie in una sorta di ‘scarface’ con il prosieguio degli episodi. Il titolo stesso ci fa capire che ci sono delle scene importanti e drammatiche, ma al tempo stesso divertenti”

Vi sono altri show che parlano di reazione criminale alla crisi (The Client List, Hung). Voi sin dalla prima stagione avevate già chiara la direzione dello show o vi siete lasciati influenzare da quello che vi succedeva intorno?

“Si può dire che abbiamo fatto entrambe le cose, volendo trasformare il personaggio da da buono a cattivo, una sorta di Mr Chips che diviene Scarface. Ci siamo distanziati da quelli che erano i prodotti della tv tradizionale in cui il buono restava sempre buono e il cattivo rimaneva tale. Vince voleva raccontare una storia diversa sul personaggio. Anche per Jesse, alla fine della prima stagione si era pensato di farlo morire per trasmettere un messaggio: le cose orribili che aveva fatto. Quando, però, siamo arrivati al punto cruciale abbiamo realizzato che riunire temi diversi diventava qualcosa di magico, per cui abbiamo continuato col personaggio aggiustando la trama”

Quanto spazio si da all’improvvisazione? Quanto è importante?

“Il lavoro dei produttori è trovare soluzioni creative. Il personaggio di Gretchen ne è un classico esempio: non era nei piani che apparisse in più di un episodio, ma il personaggio ci è piaciuto e così abbiamo deciso di farlo crescere e mantenerlo. In altri casi, vi era la necessità di girare determinate scene con un budget più basso per far rientrare le spese di produzione. La soluzione di solito è quella di girare i cosiddetti episodi ‘in a bottle’, interamente ambientati in un unico luogo, come ad esempio la roulotte nel deserto. Bisogna, poi, risolvere i problemi di ogni giorno. Non è pensabile che gli sceneggiatori scrivano tutto perfettamente. Sorgono continuamente nuovi problemi, sfide continue. Basti pensare ai problemi che crea la pioggia tutte quelle volte in cui la scena deve essere girato con il sole. Questo ci costringe a cambiare programma, ma al tempo stesso ci fornisce l’occasione per aggiungere qualcosa di nuovo allo show, con lo scopo di rendere ogni scena indelebile”

Senza entrare nel dettaglio del finale come ha reagito il pubblico americano e come è il vostro rapporto con il pubblico?

“Semplicemente pensavamo che il finale fosse coerente con il percorso svolto da ogni personaggio. Vince è molto attento ad accontentare il pubblico. Tuttavia non è il genere di persona che legge i commenti su Facebook o su Twitter. Il nostro show è stato molto fortunato, perché riceviamo quasi sempre commenti positivi e lusinghieri. Come sempre capita, però, ce ne sono anche di negativi e se Vince si fermasse a leggerli tutti, inevitabilmente ne sarebbe influenzato ed il processo creativo ne risentirebbe”

Si è parlato a lungo di un probabile spin-off di Breaking Bad. È solo una voce di corridoio?

“No, in realtà stiamo davvero lavorando a un progetto del genere. Si pensa a un prequel, ambientato quindi prima del periodo Breaking Bad. Per quanto riguarda i personaggi di Breaking l’idea è quella di non escludere la possibilità di inserirli all’interno della nuova serie. Certo, trattandosi di un prequel, il loro inserimento dovrà essere coerente con il periodo temporale in cui la nuova serie verrà ambientata, ma è assolutamente probabile che si riesca a trovare un modo per inserirli

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2 Comments

  1. Lo spin-off a cui si riferisce è “Better call Saul”, incentrato su quel cialtrone si Saul Goodman. Ovviamente il tutto prima che incontrasse quel diavolo di Heisenberg.

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