Due chiacchiere con Silvia Mango, autrice di “Tre cuori e un bebè”

Il romanzo edito da Arpanet è ambientato a Nizza tra cucina, arte e una bella storia d’amore.


Se avete voglia di leggere una storia frizzante, ambientata in un luogo romantico, ricca di colpi di scena e con una protagonista irresistibile, Tre cuori e un bebè fa sicuramente al caso vostro. Un romanzo ricco di ingredienti deliziosi, in cui l’arte, la cucina, l’amore, si mescolano per un risultato spassoso ed emozionante.

Tre cuori e un bebè fa parte della collana ChicCult della casa editrice Arpanet, sempre molto attenta ai nuovi talenti della letteratura in rosa. 396 pagine che scorrono via piacevolmente al prezzo di 14 euro.

Abbiamo fatto due chiacchiere con l’autrice Silvia Mango, giovane avvocatessa madre di una bella bimba, che ci racconta come è nato questo appassionante romanzo.

Ciao Silvia! Tu sei un avvocato e ti occupi in particolare di difendere i diritti delle donne. Mi dici se e in che modo la professione legale ha influito sulla stesura del romanzo?

“Ho sempre avuto la passione per la scrittura, a scuola scrivevo strazianti lettere d’amore, infinite pagine di diario e racconti stralunati che lasciavano inevitabilmente la sensazione di un pugno chiuso sullo stomaco. Per poi rendermi conto – ma solo molto molto tempo dopo – che la scrittura non è autocompiacimento e non è neppure solo sfogo, o fantasia e perché no talento. La scrittura è anche e credo, soprattutto, impegno, costanza e forza di volontà. E devo ammettere, per tornare al quesito iniziale, che gli anni di università e di preparazione all’esame d’avvocato mi hanno in qualche modo forgiata a non mollare, a crederci davvero in quello che si fa e a mettercela tutta nel raggiungere e ottenere un obiettivo più grande e importante”.

L’autrice

Silvia Mango nasce a Torino, per poi trasferirsi in provincia, a San Giorgio Canavese, dove tuttora vive con il marito, una bellissima bambina e un boxer che soffre di continue crisi di gelosia da quando non è più “figlio unico”. Avvocato specializzato nella difesa dei Diritti della Donna, sogna di diventare ricchissima e di andare a vivere in Provenza dove coltivare lavanda. Nel frattempo si dedica alla letteratura chick lit, nella convinzione che il modo più semplice per rendere felice una donna sia quello di farla sorridere.
Questo è il suo romanzo d’esordio.

 

Come mai hai scelto il genere chick lit?

“Per quanto riguarda la scelta del genere chick lit, direi che anche in questo caso l’essere avvocato si è rivelato fondamentale! Dopo una giornata passata a studiare tomoni, sfido chiunque a non aver bisogno di un po’ di sana e ritemprante leggerezza“.

Ma questo è il tuo genere preferito anche da lettrice?

“Ho sempre letto di tutto, tantissimo, passando con disinvoltura dai grandi classici stile Cime tempestose alla narrativa sudamericana a quella orientale. Ma ho sempre sdoganato puntualmente ogni romanzo di genere rosa che mi trovavo tra le mani. Lo so, sono stata incredibilmente stupida!!! Per fortuna è nata mia figlia e per qualche arcano motivo (sicuramente è lo stesso motivo che dopo la maternità mi ha fatto diventare i capelli ricci….) mi sono appassionata al genere tanto da volerci scrivere un libro”.

Il tuo libro sconfina nella mommy lit?

“Direi più nella chick cult, dal momento che Giada, la protagonista, lavora in una galleria d’arte ma proprio non riesce a rinunciare al suo sogno più grande: diventare chef, creare dolci e riscattare così la propria vena creativa bistrattata dai suoi due insopportabili datori di lavoro, Profondo Rosso e Suspiria, padre e figlia, così strambi da dar vita a continui teatrini tragicomici che come vittima vedono, manco a dirlo, la povera Giada. La scoperta di aspettare un figlio fa poi precipitare gli eventi …”

La trama

Giada ha trent’anni, un lavoro precario in una galleria d’arte e un grande sogno nel cassetto: diventare l’assistente personale dello chef internazionale Anthony Bourdain.
Per la prima volta nella sua vita però si trova a dover affrontare un problema più grosso di lei: l’inatteso arrivo di un bebè. Non è certo un’impresa facile, specie se tutti i giorni si ha a che fare con un perfido datore di lavoro, un fidanzato assente, una madre invadente, e un’amica new-age un po’ stramba che si caccia sempre nei guai.
Una storia appassionante, con un finale a sorpresa, che prende forma nei romantici vicoletti di Nizza.

Com’è nata l’ispirazione per questo libro e quanto c’è di autobiografico?

“L’ispirazione è arrivata quando mia figlia aveva pochi mesi. Ero a casa, avevo un sacco di tempo libero a disposizione e sentivo dentro di me una felicità mai provata prima. È nato tutto da lì, da quella miscela di ingredienti… buoni! Ho sentito nascere dentro di me il desiderio di scrivere una storia caratterizzata dall’ironia e dalla leggerezza, una storia che trasmettesse il mio stesso buonumore e che facesse star bene le persone, me per prima. E devo dire che mi sono divertita davvero un mondo a scriverla. Di autobiografico ci sono alcuni cenni del carattere, l’essere pasticciona e disordinata, ad esempio, ma anche la mia scarsa diplomazia (che mi ha portata a fare non poche figuracce e pasticci) e poi l’amore per la città di Nizza, la buona tavola, la Nutella… e, lo confesso, la stessa passione sfrenata per il fighissimo chef americano Anthony Bourdain!!!”

Hai già in programma qualche evento per la promozione?

“Pochi giorni prima di Natale ho presentato Tre cuori e un bebè nella stessa libreria in cui da ragazzina andavo a comprare tutti i miei romanzi preferiti. Posso solo dire che a volte i sogni si avverano. Presentare, proprio lì, il mio primo libro è stata un’emozione unica. A rendere la serata ancora più bella è stato il fatto che a fare da moderatrice c’era una mia carissima amica, Rossella Martielli, scrittrice ed editor, che è anche la stessa persona che ha curato il mio libro prima che andasse in stampa. Una persona meravigliosa, un vulcano di idee e che stimo molto. Con lei abbiamo tantissimi progetti per il futuro”.

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