Fitoterapia, fiori di Bach, omeopatia: cure alternative a confronto

Le principali caratteristiche e le differenze tra le più note cure alternative.

Differenze tra le cure alternative

Cure alternative? Se la medicina ufficiale prende le distanze da tutto ciò che non esce dagli stabilimenti farmaceutici, il grande pubblico è diviso tra due scuole di pensiero: la scuola “illuminista” bolla indistintamente e indiscriminatamente le cure alternative col termine di “acqua fresca” o “stregonerie”, buone a illudere i soliti creduloni new age. Sul fronte opposto c’è chi altrettanto indistintamente e indiscriminatamente ama le cure alternative, magari anche solo per una stagione, compresa tra l’inverno dell’infatuazione per la papaya fermentata e l’estate in calore per l’argento colloidale.
A dispetto di ciò, l’unica cosa che hanno in comune è la confusione che generano nei potenziali pazienti, ma ogni rimedio alternativo ha, alla base, un meccanismo di azione proprio e peculiare.
Senza prender parte alla diatriba, né schierarci a favore di una disciplina o di un’altra, facciamo un po’ chiarezza sui principi su cui si fondano le cure alternative più diffuse.

Fitoterapia: la “medicina della nonna”

Fitoterapia - che cosa è, caratteristiche

Nonostante lo scetticiscmo della comunità scientifica verso la fitoterapia, è un controsenso annoverarla tra le cure alternative, essendo, in realtà, la più tradizionale tra le medicine, e l’unica usata fino a poco più di un secolo fa. La farmacologia si basa sull’utilizzo di principi attivi. Nel caso della fitoterapia (dal greco phyton- pianta) i principi attivi non sono di sintesi ma elargiti dalla natura, contenuti nelle radici, nelle foglie o nei frutti di piante o fiori, e assumibili sotto forma di decotti, estratti, tinture, tisane o oli essenziali. Forse a causa dell’effetto più blando degli attivi contenuti nei fitoterapici, la comunità scientifica ne disconosce l’efficacia.

Sul fronte opposto c’è chi, a causa di un presunto limitato effetto di tutto ciò che è naturale, commette l’errore di considerare totalmente innocua la fitoterapia, incorrendo in effetti collaterali anche gravi. Eccone le cause:

Allergie: la maggior parte degli allergeni si trovano nei vegetali. In presenza di allergie note sempre meglio controllare bene la composizione.

Inquinamento dei terreni e utilizzo di pesticidi: quasi tutte le piante officinali vengono prodotte in terreni certificati e coltivate senza utilizzo di pesticidi o fertilizzanti chimici. Può capitare però, che per contenere i costi o per ragioni climatiche, la filiera si allunghi fino a toccare paesi dove si utilizzano prodotti da noi vietati o dove i terreni, l’atmosfera e le falde acquifere siano fortemente inquinati da metalli pesanti che vengono assorbiti dalla pianta. Il consiglio è quello di rivolgersi sempre a erboristerie di fiducia e di evitare l’acquisto di prodotti dai prezzi troppo concorrenziali.

Sovradosaggio: sottovalutando l’efficiacia dei principi attivi delle piante, oppure allettati dai benefici prospettati e dalla fretta di assicurarseli, capita di esagerare nell’assunzione di questi rimedi e di incorrere nei loro effetti collaterali. Il più delle volte questi si limitano a qualche giorno di dissenteria, stipsi o eccessiva diuresi, ma può anche andare peggio: la liquirizia, ad esempio, vero toccasana per gastriti, ulcere o insufficienze epatiche, può avere conseguenze deleterie negli ipertesi che ne abusino.

Avvelenamento: soprattutto se non si conoscono (e riconoscono) bene le diverse piante, invitiamo a evitare l’erboristeria “fai da te”. Foglie e fiori dall’aspetto simile, possono appartenere a piante dalle proprietà ben diverse, spesso nocive fino al punto da diventare letali. Il cerfoglio, ottimo contro contusioni, punture di insetto, idropisia e gotta, ha foglie simili al prezzemolo ma anche alla terribile cicuta. Vero che, soprattutto tra i neofiti, la tentazione di trasformare una passeggiata in campagna in un’occasione di “shopping proletario” è forte, ma se proprio non potete resistere, consigliamo di farvi accompagnare nella vostra passeggiata da un conoscitore di piante autoctone. Potrebbe essere un’occasione per passare del tempo con i nonni o con la vecchia tata che non vedevate da anni.

Fiori di Bach e altri rimedi: la “rugiada” per l’anima

Fiori di Bach - Come si usano

I fiori di Bach sono solo i rimedi più noti della floriterapia. Il grande pubblico di solito confonde questa disciplina con la fitoterapia ed è convinto che siano i principi attivi dei fiori ad agire. A parte, però, la possibilità di trovare entrambi i rimedi in erboristeria, le due cure non hanno nulla in comune. I fiori da cui la floriterapia mutua il proprio nome, sono implicati marginalmente nel processo: il fiore viene immerso in acqua di sorgente esposta al sole e quello che cede è la propria energia, non dei prinicipi attivi. L’acqua raccolta viene ulteriormente diluita – se ne utilizzano solo tre gocce in una boccetta da 30 ml – nella preparazione assunta dal paziente.

Edward Bach - Inventore dei Fiori di Bach

Edward Bach

Con queste premesse risulta chiaro, a prescindere dalla fiducia o meno nel rimedio, che, chi assume i fiori di Bach non corra alcun pericolo di avvelenamento, sovradosaggio o di altri effetti indesiderati. Altrettanto chiaro è che, se per un caso fortuito una quantità infinitesimale di prinicpio attivo fosse passato all’acqua, non potrebbe certo attribuirsi il merito dell’eventuale guarigione.

Ma qual è il principio alla base della floriterapia? Bach nasce come medico immunologo, ma ben presto si trova in disaccordo coi colleghi, e matura la convinzione che vada curato il paziente e non la malattia, la quale si genera solo quando è in atto uno squilibrio tra corpo e anima. Non è il sintomo che va eliminato, ma la causa dello squilibrio che lo ha detrminato. Partendo da queste premesse come collegare i fiori al riequilibrio? Diciamo subito che i fiori di Bach curano il paziente attraverso delle vibrazioni. Ognuno di essi ha una propria carica energetica. In natura la carica è trasmessa dal fiore alla rugiada che vi si posa. Nella preparazione in laboratorio la rugiada viene “simulata” immergendo i fiori in acqua di sorgente esposta al sole. In questa fase essi trasmettono la propria energia all’acqua, e successivamente al paziente che la assume, attraverso vibrazioni, che si propagano nel suo corpo tramite una sorta di reticolo immaginario formato da “meridiani”. Questa energia sarebbe in grado di trasformare in positivo lo stato d’animo negativo. L’intuizione di Bach consiste nell’aver messo in relazione la potenza energetica di quei particolari fiori, con i diversi stati alterati dell’essere umano.
In realtà pare che Bach non abbia inventato niente: gli aborigeni da sempre utilizzano a scopo terapeutico l’energia dei fiori. Non è un caso che i fiori australiani, insieme a quelli californiani siano i più diffusi nell’ambito della floriterapia, tra quelli scoperti dopo morte di Bach (1936) per curare malesseri interiori contemporanei.

Omeopatia: il simile cura il simile

Omeopatia cosa è e come funziona

L’omeopatia, come la floriterapia, è una cura olistica, ossia considera il corpo e la mente un’unica entità, e sostiene che la malattia si curi, curando la persona. Come la fitoterapia, invece, utilizza, anche se in maniera anomala e blanda, dei principi attivi. L’omeopatia differisce però da entrambe le discipline: utilizza, diluendole, quelle sostanze che nell’individuo sano provocano gli stessi sintomi che manifesta l’individuo malato. Detta così non è semplice, ma chiariamo subito con un esempio.

Prendiamo la Nux Vomica, uno dei rimedi maggiormente diffusi in omeopatia. Dalla Nux Vomica si ricava stricnina. I sintomi di avvelenamento da questa sostanza si manifestano sotto forma di spasmi, convulsioni e un crescente senso di irrequietezza e agitazione. In omeopatia viene usata per curare individui particolarmente agitati, stressati, ipertesi che manifestano quindi atteggiamenti spasmodici e irrequietezza. Naturalmente il principio attivo, per non risolvere in maniera definitiva il problema, spedendo il paziente al Creatore, è diluito all’ennesima potenza. “Potenza” è anche il termine usato in omeopatia per indicare le diluizioni. Più è alto il numero delle diluizioni, più si ritiene che il rimedio sia potente.

Delle tre cure alternative esaminate, almeno ufficialmente, l’omeopatia è quella più antica visto che gli studi del medico tedesco Samuel Hahnemann risalgono a oltre due secoli fa. Tuttavia non ha ancora convinto pienamente il pubblico, soprattutto quello d’oltreoceano.
In Europa l’omeopatia è variamente diffusa e popolare. Alcuni Paesi sono più inclini ad annoverarla tra le cure riconosciute, praticandola anche negli ospedali. In Italia, nonostante una diffidenza abbastanza generalizzata della comunità scientifica, i rimedi omeopatici, diversamente dai fitoterapici e floriterapici, possono essere venduti solo in farmacia e sono ammessi alle detrazioni fiscali: un trattamento che suona un po’ come una implicita inclusione nell’universo della farmacologia, anziché in quello della stregoneria.

Dinia Battellini

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