Habemus stage!

La nostra Soffi ha sostenuto un colloquio con un’azienda e l’ha superato alla grande! Presto inizierà il suo stage a Perpignan.

Cuore in gola da giorni per questo attesissimo colloquio dal quale dipendeva il mio destino di stagista in Francia, ma insomma… alla fine ce l’ho fatta!
Partiamo dal presupposto che ogni volta che si va a fare un colloquio c’è sempre quel pizzico di tensione che ti assale. Anche se poi, parlo per esperienza, chi ha la parlantina come me riesce quasi subito a sciogliersi. Ma questo succede in Italia.

Ora, chi ha letto il diario fin dall’inizio, può immaginare bene che, nonostante i progressi, in due settimane non ci si può improvvisare amabili oratori della lingua francese. E, con questi presupposti, diciamo poco rosei, mi sono avventurata in questa sfida con me stessa.
Per carità, ho studiato il sito dell’azienda, preparato cinque domande per fingermi interessata alle loro attività, il tutto incorniciato da una breve pietosa presentazione di me stessa, in cui racconto della mia laurea e delle mie esperienze di “lavoro” (se così vogliamo chiamarle!)

Alle 14 in punto arrivo a destinazione, accompagnata dalla direttrice della mia scuola che durante il tragitto ha continuato a ripetermi cosa devo dire.
Poi, prima di entrare, il panico… ma non per il colloquio, no! Mi sono ricordata di avere un chewingum in bocca ed è la fine. Che faccio? Mica posso presentarmi masticando come una burina. Ma neanche posso ingoiarlo, metti che proprio ora mi va di traverso? E se lo buttassi per terra, con nonchalance? Però se qualcuno dei capi mi sta osservando dalla finestra, che figura ci faccio?

Insomma, rapita da questi interrogativi esistenziali, non mi accorgo neanche di essere già entrata, di aver sorriso alla segretaria giovanissima e di aver stretto la mano ai due capi. Ma non immaginate dei vecchiacci impettiti. Due ragazzi di 30 anni circa, molto francesi, molto chic (già la Minicooper nel parcheggio mi aveva dato qualche indizio).

Comunque, senza tergiversare, mi fanno entrare nella sala riunione (niente di formale, per fortuna) e il tipo parla veloce con la mia accompagnatrice del più e del meno. Io mi fingo interessata, ovviamente senza capirci nulla! La segretaria ci chiede se vogliamo un caffè, e siccome voglio essere gentile, accetto, ma quando lei torna con i bicchieri mi ricordo che caffè in Francia significa beveroni color castagna sbiadita e mi tocca bere, per di più senza zucchero. Dopo due minuti tento di mettere insieme due parole di senso compiuto.
Quello che sarà forse il mio futuro capo mi dice che dovrò iniziare dalle cose basilari, inviare mail e fare ricerche di marketing e poi, magari, se sono così brava adimparare il francese, inizio a lavorare seriamente.

Provo a replicare, forse ci riesco, forse no, sta di fatto che, dritto o storto, dopo un remix imbarazzante di francese e inglese, sono lì che firmo il mio contratto
Sono contenta e piena di entusiasmo e forse è vero che a volte sorridere aiuta abbastanza: le persone solari hanno sempre una marcia in più!

Esco dall’agenzia ringraziando i capi, ai quali prometto di studiare con ardore il francese durante il weekend, e intanto sto facendo l’occhiolino alla segretaria che prima, in segreto, mi ha rassicurata dicendo che sa parlare l’inglese.

Finalmente sono fuori, vestita di tante buone sensazioni e davvero orgogliosa di me stessa. È come aver vinto una grande sfida: Soffi 1 – francesi 0. Per ora 😛

Soffi nel paese delle meraviglie

P.S. Vi saluto momentaneamente con un bel panorama perpignanese.

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