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King Arthur, Guy Ritchie riporta al cinema Re Artù in chiave pop

Recensione King Arthur

La nostra recensione del film con Charlie Hunnam.

Recensione King Arthur

Re Artù non è mai stato così figo: in King Arthur – Il potere della Spada, Guy Ritchie riporta sullo schermo la storia del leggendario monarca bretone in chiave super moderna. La firma del regista inglese è riconoscibile in molte scene del film, fra tutti i dialoghi serrati.

La storia è quella di due fratelli: uno giusto e l’altro con un’insaziabile sete di potere unita alla magia. Uther, il re giusto, ha il volto di Eric Bana, riesce a mettere in salvo il piccolo Artù poco prima di essere assassinato dal fratello, il perfido Vortigern (Jude Law). Il piccolo Artù finisce a Londonium e cresce fra le mura di un bordello.

Artù cresce ed è del tutto ignaro del suo destino, fino a quando non s’imbatte nella mitica Excalibur, la spada incastonata nella roccia. Egli parte così per una battaglia adrenalinica per riprendersi quello che gli spetta: il trono d’Inghilterra.

Grazie a una serie di buontemponi raccattati fra gli amici del padre e nelle peggiori bettole di Londonium che vi faranno dimenticare i cavalieri della Tavola Rotonda, e con l’aiuto di una Maga con prode aquila al seguito, Artù riuscirà a superare i suoi demoni e sconfiggere il suo acerrimo nemico: il cattivissimo re Vortigern.

Un film concepito come un thriller, pur non essendolo, che incolla sulla poltrona lo spettatore con battute, scene di azione e un ottimo cast d’ensemble, bellissime location (è stato girato prevalentemente in Galles) e la colonna sonora di Daniel Pemberton.

King Arthur – Il potere della spada,  regia di Guy Ritchie, con Charlie Hunnam, Astrid Bergès-Frisbey, Djimon Hounsou, Aidan Gillen, Jude Law ed Eric Bana. Al cinema dal 10 maggio 2017.

Foto © Warner Bros

Chiara Laganà
Giornalista professionista dal 2007, appassionata di cinema, sport, serie TV. Si è innamorata della settima arte guardando un film di Truffaut e delle serie TV perdendosi nei corridoi della Sterling Cooper e del County General Hospital di Chicago.

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