La sostenibile bellezza del Fuorisalone 2018

Fuorisalone 2018 Boeri

Ci abbiamo messo un po’, ma in una Milano tornata alla calma relativa, i piedi ancora doloranti, e la frustrazione di non esser riusciti a vedere tutto, ci apprestiamo a fare un resoconto di ciò che nell’edizione 2018 del Fuorisalone ci ha colpito di più. Ad ogni chiusura di Fuorisalone ci ritiriamo con la persuasione che ci vorrebbero più giorni, oppure meno espositori o eventi, ma ogni anno espositori e distretti da visitare aumentano senza una corrispondente dilatazione dei tempi di visita. Questa edizione ha salutato i distretti new entry di Bovisa e San Gottardo, quest’ultimo interessato dal progetto Design+Sensible con al centro designer e proposte dal forte orientamento al sociale.

Abbiamo visitato questo Fuorisalone con un occhio particolarmente attento alla sostenibilità. Non solo eco-sostenibilità ma anche sostenibilità “umana”, ossia proposte in grado di dare risposte adeguate ai cambiamenti sociali in atto. E siccome non pensiamo che la virtù debba andare necessariamente a braccetto con bruttezza e pauperismo, abbiamo selezionato quelle proposte che coniugano sostenibilità con design e qualità.

Contaminazioni Circolari: design, industria, moda

Piadart

Iniziamo con Contaminazioni Circolari l’esposizione ospitata nei locali di PiadArt alle Colonne di San Lorenzo. La scelta della location non è casuale: PiadArt infatti è un nuovo locale che affonda le sue radici nel mondo della tradizione culinaria delle vecchie trattorie e che vede come protagonista assoluta la piadina romagnola, che qui è davvero d’autore perché utilizza ingredienti a chilometro zero. Artigianale, prodotta in loco, cotta al momento, seguendo la ricetta originale, quella della piadina lievitata “della nonna” che non ha nulla a che vedere con le simil-tortillas in salsa romagnola che si è soliti trovare nelle catene e nei fast food. Da PiadArt la piada è farcita con prodotti a denominazione di origine protetta selezionati tra le eccellenze del territorio. Insomma, una piada gourmet che viaggia senza produrre CO2.

Contaminazioni Circolari unisce progetti di design e moda che fanno dell’allungamento del ciclo di vita di materiali e oggetti, una filosofia di produzione. L’allestimento vede protagonisti gli arredi della linea Ecodesign Collection di Lessmore di Giorgio Caporaso (recentemente insignito del premio Top Design of the Year di GrandesignEtico per la sua chaise longue X2Chair Easy) che dell’economia circolare è convinto sostenitore. Non a caso, suoi sono gli scaffali dedicati, negli aeroporti milanesi, al book crossing che della rimessa in circolo di oggetti della quotidianità è un simbolo importante.

Da una sua partnership con l’imprenditrice Luisa Parasacchi, nasce la linea Parasacchi Home, che utilizza bobine per uso industriale e i materiali di cui sono composte, e li reinterpreta trasformandoli in sedie, tavoli pouf, sgabelli e oggetti di arredo. Materiali riciclati o riciclabili non sono l’unico punto di eco-sostenibilità delle linee esposte ma anche il modo in cui si è scelto di utilizzarli. La maggior parte degli elementi sono, infatti, combinati tra loro ad incastro oppure avvitati o incollati per mono-materiale. In questo modo possono essere successivamente scomposti, disassemblati, smaltiti in maniera differenziata e riciclati.

Ecoalf

Su questi scaffali abbiamo potuto ammirare i prodotti del brand di abbigliamento spagnolo Ecoalf, un marchio “spazzino” nell’accezione più positiva del termine. Per i suoi capi, oltre al cotone post-industriale, Ecoalf utilizza materiale di raccolta, come la plastica che ormai invade i mari e supera in quantità e volume i pesci, le reti usurate ed eliminate dei pescatori orientali, fatte in nylon di qualità superiore, gli scarti delle produzioni industriali e perfino le alghe morte che siamo soliti trovare sulla battigia, che vengono trasformate in calzature. Il marchio ha perfino stretto un accordo con 7-eleven che gli permette di riutilizzare i fondi di caffè. Chi avrebbe mai pensato che avessero il potere di proteggerci dai raggi UV, di controllare i cattivi odori e di ridurre i tempi di asciugatura se utilizzati nella produzione di abiti? È la dimostrazione che riuscire a trasformare qualcosa che contamina cibo, aria, acqua, in eccellenze, è possibile, perché i capi Ecoalf, oltre che belli, sono morbidi e piacevoli al tatto. E se fossero in tanti a seguire questa direzione sarebbe un grosso passo in avanti per la qualità di vita delle nuove generazioni.

Ridesign: dalle eccedenze alle eccellenze

E sempre all’insegna dell’utilizzo delle eccedenze o di materiale comunque destinato alle discariche, nel nuovo distretto San Gottardo e nell’ambito del progetto Design+Sensible, troviamo un espositore che alla sostenibilità ambientale integra quella umana. Ridesign promuove l’inserimento lavorativo delle fasce deboli della popolazione, recuperando eccedenze di produzione, In partnership con numerose aziende fiorentine, dal recupero di scarti del settore tessile, campionari, legno, metallo e perfino segnali stradali ormai in disuso, Redesign dà forma a complementi di arredo esclusivi come cuscini, borse, tavolini e altro ancora. Le creazioni di volta in volta variano a seconda dei materiali disponibili, quindi gran parte della produzione è fatta di pezzi unici.

Liventia: salute, purezza e bellezza

Liventia

Come non dedicare spazio a Liventia, un progetto della Design Week tanto ci ha entusiasmato? Parliamo di “progetto” perché gli esemplari che abbiamo visto al Fuorisalone sono dei prototipi. Per essere prodotta su larga scala Liventia sarà infatti oggetto, presumibilmente dal prossimo giugno, di una campagna di crowdfunding sul sito americano Kickstarter.

Liventia è una lampada da design bello (molto bello), pulito, essenziale, con una base in onice e un corpo illuminante trasparente in agglomerato che ingloba erba palustre del fiume Livenza in grado di trascinare l’illuminazione interna. Ma questa è solo la funzionalità visibile. Perché Liventia è, soprattutto, un sistema di sterilizzazione e sanificazione. Sfrutta la tecnologia UVLight, unita ad un gel di biossido di titanio per purificare aria e oggetti da smog, fumo, germi e odori, catturando le particelle nell’aria. In soli cinque minuti riesce a purificare un metro cubo di aria senza utilizzare filtri, il cui smaltimento va in direzione contraria alla sostenibilità. Questo significa che se abbiamo in casa un condizionatore, anche i suoi filtri resteranno puliti impedendo il proliferarsi di germi e batteri, tra un intervento di manutenzione e l’altro. E per chi vive su strade trafficate, convive con fumatori o tutte e due le cose, potrebbe anche voler dire pareti da imbiancare con cadenza dilatata, e ritrovata armonia in famiglia per chi sia costretto a uscire in pieno inverno sul balcone per la sigaretta. Come sapere se Liventia sta facendo bene il proprio lavoro, oppure quando è il momento di spegnerla? Nella lampada è inserito un sensore collegato a un app installabile su smartphone che monitora la qualità dell’aria della stanza in cui si trova.

Sotto la lampada UV è possibile appoggiare oggetti di uso comune come orecchini, stoviglie di piccole dimensioni, spazzolini da denti e ritrovarseli sterilizzati in poche ore. E se l’oggetto posto a sanificare è il vostro smartphone (operazione consigliata, visto che è sempre a contatto con la bocca) oltre a sterilizzarsi si ricaricherà, perché nella base in onice è inserito un caricabatteria a induzione. Insomma, quattro, anzi cinque, funzioni in una… più multitasking di noi donne! E ad un prezzo, ancora in fase di definizione, ma che si prospetta molto contenuto viste le molteplici funzioni.

La lampada non richiede manutenzione a parte la normale pulizia, ed è un progetto di WippyIdea, un’azienda specializzata in arredi per sanificazione e sterilizzazione degli oggetti in area domestica. L’azienda non si fregia di alcun merito se non quello di avere “unito i puntini” applicando alla nostra quotidianità, una tecnologia già utilizzata per la sterilizzazione di strumenti chirurgici e professionali, oltre che dalla NASA per sanificare l’aria negli Shuttle,. A questo merito si aggiunge la sensibilità verso persone con disagio psicofisico, a cui è demandato il compito di assemblare i prodotti WippyIdea. A breve sarà attivo anche un sito dedicato specificamente al progetto Liventia (www.liventia.it).

Una lampada ti DiCE quanto consumi

DiCE - source DiCE

Da una lampada smart all’altra. Dopo aver monitorato la qualità dell’aria, perché non farlo anche coi consumi di energia? È vero che è un’operazione che si potrebbe fare anche guardando il contatore ma, un po’ per pigrizia, un po’ perché il contatore è installato fuori dall’abitazione, un po’ perché la lettura è di difficile interpretazione, la rimandiamo all’infinito finché il sovraccarico non causa un black out oppure arriva una bolletta da infarto. Invece grazie al sistema DiCE possiamo avere costantemente sott’occhio il livello dei nostri consumi grazie a un semplice dispositivo luminoso multifunzione, progettato dal designer Marco Acerbis, candidato al Compasso D’Oro 2018. Bello da vedere e in grado di creare atmosfere che ci permettono di giocare e rilassarci coi colori. DiCE è un nuovo sistema Easy Play, che non necessita di interventi sull’impianto elettrico ma una semplice installazione fai-da-te e basato sull’IOT (internet of things). La sua funzione principale è il monitoraggio dei consumi attraverso l’utilizzo dei colori, in due diverse modalità: colori dinamici che virano, con diverse sfumature, da quelli freddi (consumi virtuosi) ai colori caldi (più ci si avvicina al rosso più il rischio di sovraccarico è imminente) passando per il verde che indica un livello di consumo in linea con quelli abituali. Oppure si può utilizzare la modalità dai classici colori del semaforo. DiCE si può però utilizzare anche con funzioni ludiche e scenografiche come Aurora Boreale, una coreografia luminosa che riproduce i colori di questo spettacolare fenomeno, Atmosphera, che permette di scegliere colore e intensità luminosa per illuminare la stanza, e Fun, una sfida coi colori che si susseguono in modo casuale. E se mentre siamo persi a baloccarci con sfide e colori l’impianto rischia il sovraccarico? In questo caso DiCE ritorna al suo ruolo principale e lancia l’allarme posizionandosi sul rosso. Il dispositivo luminoso si completa con la app che permette di avere una serie più completa di dati sui consumi, il DiReader, un lettore di consumi elettrici e DiGateway che invia le informazioni di DiReader al cloud per farle interagire con la app. Il sistema DiCe è un’idea di DiCE World, società del gruppo AB Energie e a breve sarà disponibile anche online.

BaltSe@nior: qualità della vita per la terza età

Baltesenior

Con una popolazione che invecchia progressivamente, come accade al nostro Paese, una delle sfide per un futuro sostenibile sarà assicurare alla terza età l’autosufficienza il più a lungo possibile. Ecco perché dei tanti progetti di domotica che abbiamo visto al Fuorisalone, uno più fantascientifico dell’altro ma nessuno imprescindibile, quello che ci ha colpito di più è stato questo robottino. È prodotto dalla BaltSe@nior un centro di ricerca polacco specializzato in innovazioni per la terza età, che per stimolare i propri ricercatori a progettare soluzioni intelligenti e mirate, utilizza un sistema di realtà virtuale che fa provare ai giovani cosa significhi muoversi, vedere e sentire a 70 anni e oltre.

Robottino Baltesenior

Ma torniamo al robottino gentile. Ha dei sensori che lo allertano se in casa qualcuno cade. Il robot si avvicina alla persona a terra chiedendole se sia necessario chiamare i soccorsi, Se la persona risponde negativamente non agisce, ma il maniglione di cui è dotato, aiuta l’anziano a rialzarsi. Se la risposta è una richiesta di aiuto, ovviamente chiama i soccorsi. In caso di mancata risposta applica la regola del silenzio assenso e allerta immediatamente il 112. L’invenzione è probabilmente perfezionabile. Infatti i problemi di comunicazione coi ragazzi dello stand, non ci hanno permesso di capire se sia abbinato a un sistema di apertura automatica della porta ai soccorritori, ma propendiamo per il no, visto che probabilmente la nostra domanda non è stata capita perché esulava dal copione. È un aspetto che andrebbe implementato perché in caso di falso allarme ritrovarsi con la porta massacrata non sarebbe molto tranquillizzante per il padrone di casa.

Genesi: la casa che porti con te

Genesi House Fuorisalone

In noi italici abituati alla lasagna della mamma e alla casa in mattoni, il fatto che Oltralpe e Oltreoceano fior di professionisti possano vivere su case mobili e house boat nella più assoluta normalità ha sempre creato un certo sconcerto. Ma la nuova tendenza a spostarsi della generazione Erasmus e la crisi economica, hanno reso improrogabile anche la revisione del modello abitativo nostrano estremamente stanziale, con un conseguente adeguamento a livello normativo. Questo Fuorisalone ha visto un proliferare di soluzioni abitative “alternative”, che hanno come unico comune denominatore la possibilità di cambiare di sito. Alcune troppo simili a loculi per essere prese in considerazione, altre decisamente brutte, perché se parliamo di qualità di vita, è imprescindibile che lo spazio dove dimoriamo sia piacevole o almeno accettabile. Quella che abbiamo trovato più interessante, perché riesce a conciliare l’esigenza di mobilità, con un aspetto molto simile al “nido” a cui siamo abituati, è quella proposta da La Maggiò. Si chiama Genesi ed è un modulo abitativo trasportabile, personalizzabile, allargabile, allungabile, alzabile, insomma abile… ad adattarsi alle esigenze di chi lo abiterà e al crescere della famiglia. Specifichiamo che non si tratta di una casa su ruote, ma può essere smontata e rimontata dove serve in un solo giorno. Si possono sceglierne in base al proprio budget o al proprio gusto, le finiture e l’ampiezza, perché fatta con moduli collegabili tra loro. È completamente autonoma: dal punto di vista energetico grazie a pannelli fotovoltaici montati sul tetto e batterie che accumulano il surplus di energia prodotta e lo reimmettono nella rete domestica in assenza di luce solare; dal punto di vista idrico grazie alla raccolta dal tetto di acqua piovana che viene filtrata e potabilizzata, e dal punto di vista degli scarichi, in quanto le acque nere possono essere scaricate dopo l’accumulo come avviene per camper e barche, oppure fitodepurate con processi di tipo biologico e rimesse in circolo. Naturalmente se installata in area urbanizzata, può essere collegata alle reti pubbliche disponibili. Utilizza materiali efficienti e riciclabili. Unica pecca: si diceva che servirebbe un adeguamento normativo a questo nuovo trend abitativo, perché diversamente da quanto avviene all’estero, per la messa in opera di Genesi (e di altre case trasportabili) è necessaria una licenza edilizia con tutta la buorocrazia e i tempi biblici conseguenti.

Ortochef e urban gardening

Ortochef

Anche chi vive in città, ormai, non vuol rinunciare al proprio orticello e a frutta e verdura a chilometro zero autentico. Così il giardinaggio urbano sta prendendo sempre più piede. Si sfrutta quello che si ha: terrazze grandi o piccole, balconi e perfino ballatoi. C’è chi si limita a coltivare le erbe aromatiche e chi si butta su pomodori peperoni e fragole. Ortochef di Palm Design, è un kit composto da terriccio, semi e una casetta riutilizzabile dopo il raccolto, prodotta con le eccedenze della filiera del legno, insieme a cassette e accessori per altri usi. Sono prodotti riutilizzabili, riparabili e riciclabili, realizzati anch’essi promuovendo l’inserimento lavorativo di persone svantaggiate. Il marchio Palm Design nasce dalla cooperativa onlus Palm Work&Project che per le cassette e altri accessori utilizza le eccedenze di lavorazione della filiera del legno della Palm SpA, produttrice di greenpallet, ossia pallet fatti con legname certificato PEFC e FSC e nel rispetto dei criteri definiti dal disciplinare per il pallet sano, sistemico ed etico e che evita ogni forma di greenwashing.

Bitride, il bikesharing intelligente

Bitride

Parliamo di mobilità sostenibile, perché a giugno partirà nell’area di Milano Bitride, un nuovo sistema di bikesharing a flusso libero con mezzi a pedalata assistita. Ciò che differenzia i veicoli di Bitride da quelli a pedalata assistita già disponibili per il bikesharing, è l’assoluta autonomia energetica. Non necessitano infatti di una stazione di ricarica alimentata ad energia proveniente in larga parte da fonti non rinnovabili, ma sono dotati di Zehus all-in-one, un dispositivo che si applica al mozzo della ruota contenente motore, batteria e un’antenna blue tooth collegata al cellulare. Questo dispositivo permette di ricaricare la batteria mentre si pedala, mentre si è in discesa e addirittura mentre si frena. Il collegamento con la app invece consente di scegliere la modalità di noleggio che ci è più consona di volta in volta, con tariffe diverse Stiamo andando a un colloquio di lavoro e non vogliamo arrivare sudati? Modalità elettrica. Un po’ più cara ma ne vale la pena per arrivare impeccabili. Ci sentiamo pieni di energia ma non abbiamo tempo per sfogarci in palestra? Modalità muscolare a prezzo stracciato. In pratica stiamo ricaricando la bici per altri. Tra le due c’è la modalità ibrida. Rispetto invece al noleggio a flusso libero dei gestori attualmente presenti, il valore aggiunto di Bitride è che le bici sono costantemente tracciabili grazie alla collaborazione con Vodafone Automotive che si avvale dell’antenna bluetooth montata nel mozzo, non solo per geolocalizzare la bici, ma anche per recuperare una serie di macrodati come qualità dell’aria, del manto stradale, intensità del traffico ecc.. Teoricamente, quindi, stop a bici su alberi, balconi privati e canali che tanto indignano noi persone corrette, e, sempre in teoria, dati sulla mobilità in tempo reale alle istituzioni per permettere loro di intervenire o di progettare sul lungo periodo, forme di sostenibilità concreta. Speriamo.

E per finire, un po’ di frivolezza

Ogni edizione della Design Week è uno sguardo in avanti, ma perché il futuro possa avere un futuro, la sostenibilità dovrebbe diventare il valore aggiunto di ogni progetto. Ammettiamo però di essere state un po’ “pesanti” finora nella nostra selezione. Il Fuorisalone non è solo questo e noi lo abbiamo visitato quasi tutto senza pregiudizi. Per concludere allora con un po’ di frivolezza vogliamo raccontarvi quelle proposte non necessariamente sostenibili, che lungo il nostro percorso, più ci hanno incuriosito, o abbiamo trovato originali, belle o tutte e due le cose insieme.

Whiteleaves bijoux tra mare e colline romagnole

Whiteleaves

Al Fuorisalmone, il Fuorisalone di chi nuota controcorrente, la giovane jewelry designer romagnola Silvia Santoli ci racconta così la sua nuova e originalissima collezione. “Questa nuova uscita di Whiteleaves è nata un po’ per gioco; ho sempre adorato la mia terra, le sue colline e il suo mare. Mi hanno sempre affascinata le immagini inerenti al turismo balneare degli anni 50/60 e, allo stesso modo, la vita contadina di quei medesimi anni, due mondi vicini ma totalmente contrapposti, che oggi invece si fondono in un’armonia perfetta per chi sceglie di trascorrere del tempo qui”.

Nella bigiotteria troppo spesso, originale è sinonimo di pacchiano, ma i bijoux di Silvia brillano per la loro delicatezza e il tratto quasi infantile, con bagnini, cabine, ballerini di liscio. Si tratta di bijoux in ottone con galvanica in oro giallo, rosa o argento e vernice protettiva trasparente. Non sono garantiti per immersioni in acqua clorata o di mare, ma con un uso responsabile si manterranno come nuovi in eterno.

Ussari Bay la nuova collezione di Artplay + Effetto Vetro

Ussary Bay

Ussury Bay, la spiaggia siberiana di Vladivostok in epoca sovietica era diventata una discarica di bottiglie di vetro e porcellana. Per molti anni una spiaggia interdetta al pubblico a causa della sua pericolosità. Oggi che l’azione di madre natura, ha eroso i materiali, trasformando i cocci in tante gemme preziose, quella stessa spiaggia è diventata un’area protetta e una delle più belle del mondo. È proprio a questa spiaggia che si ispira la nuova collezione di Angela Ardisson, in collaborazione con Effetto Vetro, prendendone il nome, i colori e lo stile. Angela Ardisson ha voluto che il vetro della collezione assumesse il ruolo di monolite, di pietra e al contempo dilente, attraverso la quale la luce potesse filtrare. Ussari Bay esiste nelle versioni small, da tavolo e da parete, e big, da terra anche per esterni.

Favole al telefono

Favole al telefono

Bovisa distretto dell’innovazione. “A letto col design” è un progetto che ha trasformato una ex fabbrica verticale in un ostello con stanze pop up a 50 posti letto in cui i designer hanno vissuto e prodotto. Oltre alle stanze, dieci suite tematiche, dedicate ad altrettanti marchi storici della gastronomia italiana. All’ingresso, dal vecchio telefono della SIP hackerato, formando il numero interno di una suite a tema, una voce dall’altro capo del filo raccontava la “favola” del marchio corrispondente, mentre sulla parete scorrevano le immagini di repertorio e vecchie pubblicità che ci riportavano al passato. In questo allestimento abbiamo potuto ammirare anche Mais, una macchina per pop corn il cui scopo principale è produrre rumore e, in subordine, pop corn.

Procrastination Remedy: non fare oggi quello che puoi fare domani

È sicuramente la proposta più originale del Fuorisalone, anzi del Fuorisalmone perché è qui che è stata presentata. Chi l’ha detto che tutte le proposte debbano avere un’utilità pratica? Eppure Procrastination Remedy di Johnny Hermann ne ha tanta, perché fornisce a tutti i procrastinatori un alibi per rimandare a domani ciò che non hanno voglia di fare oggi. Si tratta di una moneta per il classico gioco a testa o croce, da lanciare in aria per sapere se quella cosa che rinvieremmo all’infinito, vada fatta subito o si possa rimandare. Se esce “Now” non ci sono scuse. Ma se per caso la faccia rivolta verso in su dice “Later” allora la si può rimandare sine die. A chi si chiede perché non lo si possa fare con una qualsiasi moneta da 5 centesimi lo spieghiamo subito: Procrastination Remedy, dando risposte inviate dal fato di cui è esclusivista, e non dalla pigrizia, evita tutti quei sensi di colpa che presto o tardi ci porteranno dall’analista. La scritta “Later” ha praticamente la stessa valenza di una dispensa papale dall’agire. Se ci pensiamo sono 18 euro ben spesi!

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