L’appartamento francese… la fin

Soffi ha salutato tutti i colleghi e gli amici di Perpignan. Lo stage è finito, si ritorna in Italia.


Ragazzi, da dove si comincia per chiudere in un cassetto quattro lunghi, intensi, indimenticabili mesi della propria vita?
Eccomi qui a raccontare il lungo addio… e non si è mai abbastanza preparati, credetemi☹
Ma non voglio angustiarvi troppo, vi racconterò solo qualche sprazzo del mio “The end” in quel di Perpignan.
A cominciare dall’ultima giornata da stagista.

Alexis è partito con la richiesta di un brainstorming per un evento su un’azienda contabile.
“Alexis stai scherzando, vero? Oggi non sono in grado neanche di fare shopping, figuriamoci pensare un’idea carica di appeal per un branco di appassionati di contabilità” questo è quello che avrei voluto dirgli, ma che ho tenuto per me, per non essere scortese.
Ho partecipato alla riunione chiusa in un desolante mutismo, godendomi l’ultima full immersion nelle loro conversazioni francesi con quella delicata sfumatura catalana, aiutata solo dal pensiero di un bel pranzetto sushi offerto dal capo, come vuole la tradizione delle stagiste che abbandonano l’azienda…
E invece no. Proprio in occasione della mia dipartita il testone ha scelto cibo made in Messico, così il pranzo è diventato un momento di involontario digiuno, considerate la mia ossessione per la dieta salutista e una spropositata avversione per il cibo ultra spicy ☹

Per fortuna mi era venuto in testa di portare un delizioso tiramisù fatto con le mie inespertissime manine. Appena l’ho presentato alla banda, sono partite le inevitabili occhiatine scettiche e i commenti canzonatori. Ma alla prima cucchiaiata i miei cari colleghi con la erre moscia si sono ricreduti immediatamente e sapeste che soddisfazione vedere Alexis che si spazzolava la teglia in alluminio alla ricerca delle ultime tracce del mio dolce!

E non parliamo dell’intrattenimento, davvero notevole, considerato che i capi hanno trasformato la sala riunioni in una sorta di discoteca trash, con tanto di musica latino-americana (della peggiore specie) e brani del calibro di Pump Up The Jam dei Technotronic (vedere su YouTube per comprendere meglio il concetto…)

Ma la festa doveva finire, prima o poi, e dopo ancora due ore di inutile brainstorming e l’ultimo disperato caffè annacquato ho dovuto davvero salutare tutti. Ho varcato l’uscita con un nodo alla gola per la commozione, ma anche un pizzico di trionfo: in quattro mesi sono riuscita a evitare l’odiosissimo compito delle fotocopie. Per noi stagisti è una vittoria!

Magone o no, giunta a casa non ho avuto il tempo di elaborare la fine del mio stage che mi sono ritrovata a organizzare la festa di addio per gli amici.
Guanti in lattice per pulire il water, scopa per le mani (perché mica abbiamo l’aspirapolvere), muscoli al lavoro per spostare mobili & Co. e due ore dopo la location era prontissima per accogliere gli ospiti. Tutto troppo perfetto per essere vero, così Napoleone, il cane della direttrice, ha pensato bene di dare il suo contributo espletando le sue funzioni corporali nel bel mezzo del giardino, proprio in prossimità del tavolo destinato alle crepes con la Nutella.

Pian piano la gente è arrivata e la festa è decollata (con l’ingrediente fondamentale, l’alcol a fiumi, riesce bene qualsiasi festa, ahimè) e, a metà serata circa, due miei amici si sono lanciati in un’esibizione live con le chitarre, molto blues… che bella sorpresa! Li ho ascoltati estasiata e grata finché all’improvviso ho visto avvicinarsi a grandi passi la direttrice con uno sguardo da far paura. Ed è allora che sulla mia testa si è aperto un grande fumetto che diceva: “Soffi, per caso ti sei dimenticata di chiedere il permesso per fare una festa con 30 scalmanati nel giardino che condividi con la direttrice?”
Ebbene sì, l’ho dimenticato… e quando lei mi ha elegantemente ricordato la svista (sono francesi, non si arrabbiano mai sul serio), ho iniziato la lunga estenuante opera di sgombero del giardino.

Dopo 40 minuti circa sono riuscita a buttare fuori tutti questi individui brilli (e anche io, lo ammetto, non stavo molto bene, considerato che mi sono lavata i denti con lo spazzolino di Milka), e ci siamo diretti nel centro per il nostro tradizionale tour dei locali perpignanesi.

La serata è stata bellissima, e io per un po’ ho voluto dimenticare di essere lì con loro per l’ultimissima volta. Poi il momento degli addii è giunto, non potevo più rimandarlo. E ricordo solo abbracci e baci, così tanti che sono entrata in uno stato confusionale. Meglio così, almeno non ho realizzato chi stavo abbandonando realmente…

Qualche ora dopo, a valigia ultimata (non vi dico cosa ho dovuto inventare per far andare quattro mesi di shopping in una sola valigia), mi sono presa qualche minuto da sola e ho ripercorso tutto, come in ogni bel film che si rispetti: le gite nella lavanderia pubblica, i miei disastri culinari, il bagno diviso fra sei persone la mattina, il frigo senza regole… ma in compenso dei legami così forti che nessuno può comprendere.

Ho cancellato il film L’appartamento spagnolo dal mio hard-disk. In questi quattro mesi ho girato un film tutto mio. E rimarrà per sempre nella mia testa. E nel cuore.

Ps.: Può essere che l’ultimo giorno qualcuno mi abbia incontrata per le strade di Perpignan con il viso rigato di lacrime… tranquilli ragazzi, mica piangevo. È solo iniziata la stagione dei pollini ☺

Soffi nel paese delle meraviglie.

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