Nessuna pietà per Abele: se una legge non basta a proteggerci

La legge contro la violenza sulle donne è davvero efficace?

Violenza sulle donne - Legge - Come funziona
È di pochi giorni fa la notizia che ha lasciato tutti senza parole e fatto capire alle donne, potenziali vittime di violenza, che una legge non basta per poter dormire sonni tranquilli: arrestato il 10 settembre e scarcerato il 12, l’uomo che aveva tentato di bruciare la moglie col ferro da stiro, come ultimo atto di anni e anni di violenze.
Ma sì…- è stata più o meno la motivazione – che vuoi che sia? In fondo il pover’uomo ha ammesso il fatto… e poi aveva bevuto… e per di più ha un lavoro.
Credevamo che la remissione della colpa dopo la confessione, fosse prerogativa della giustizia divina e non di quella umana. Credevamo che bere fino a ubriacarsi fosse un atto volontario e non una disgrazia. Credevamo che non ci fosse distinzione tra la violenza dei lavoratori e quella dei disoccupati e che fossero ugualmente pericolose. Evidentemente ci sbagliavamo
Dodici anni di violenze reiterate, tra cui un tentativo di bruciar viva la donna, non sono bastati a giudicare l’uomo meritevole di essere messo in grado di non nuocere. No. Liquidato con una ramanzina e un divieto di avvicinamento che, prevediamo, violerà senza pensarci troppo, visto che già una volta gli è andata bene. A questo punto possiamo immaginare quale sarà la vita di questa donna: dovrà guardarsi le spalle ogni volta che uscirà di casa, e anche dentro le mura domestiche la situazione non sarà migliore. Una vita da preda per la quale la stagione di caccia non finisce mai.

Cos’è cambiato dal 2013?

Scarpe rosse in piazza contro la violenza sulle donne

Scarpe rosse in piazza simbolo della lotta contro la violenza sulle donne (Credits: Ho visto Nina volare)

Nonostante la 119 sia stata salutata come la soluzione definitiva contro la violenza di genere, troppe donne continuano a morire o a finire in ospedale per mano del partner, ex o attuale che sia. Le statistiche fotografano una realtà che vede in “leggero” calo i cosiddetti femminicidi. Ci sarebbe da gioire (un pochino) se non fossero statistiche prive di sfumature, che si limitano alla conta dei cadaveri, tralasciando di raccontare le nuove vite di chi per un soffio non è finito in quella conta. Perché l’omicidio tentato non è un reato più soft di quello riuscito; non è come mettere a confronto chi rubi di notte in un pollaio con chi assalti un furgone portavalori con armi belliche. Parliamo di un vero e proprio omicidio che solo il fato, o la reazione della vittima o chi per lei, hanno impedito che si consumasse. E nessuna di queste “miracolate” avrà più indietro la vita che aveva prima, quando poteva uscire di casa serena e altrettanto serena addormentarsi la notte. E poco o nessun beneficio avrà dalla punizione del colpevole.
Cosa impedisce alle forze dell’ordine o alla magistratura di intervenire efficacemente alle prime avvisaglie di pericolo? Perché per tante che gridano “Al lupo! Al lupo!” ce ne sono altrettante che rischiano la vita, la salute e i connotati, senza che le istituzioni deputate possano far niente per impedirlo.
Anticipata tutela è il freddo termine giuridico usato per definire la finalità principale della legge 119, la cosiddetta legge sul femminicidio; l'”anticipata tutela” presumiamo sia quella dell’incolumità fisica, prima ancora che psicologica, della vittima. Come si prefigge di conseguirla la 119 e quali sono i suoi limiti sia giuridici che pratici?

Provvedimenti troppo soft

Legge violenza sulle donne troppo soft
Alcuni provvedimenti, se la posta in gioco non fosse quella che è, farebbero sorridere per tanta ingenuità: il Legislatore li ha evidentemente pensati per un potenziale assassino, rispettoso del Codice della Strada e pieno di senso civico.
Nel caso di querela, o segnalazione da parte di terzi di “delitti di percosse e lesioni personali aggravate consumate”, è previsto nei confronti del “picchiatore” l’ammonimento, o in alternativa, la sospensione della patente – ma non il sequestro del mezzo –. Questo ci dà la certezza che se il nostro compagno decidesse di farci fuori, non lo farà passandoci sopra con l’auto.
In caso di minacce (anche di morte) seguite da relativa querela, l’autore si beccherà una multa massima non più di 51 € ma di ben 1032. Soprattutto se nullatenente, se la farà sotto dalla paura.

Zona grigia

Le Forze dell’Ordine possono procedere all’arresto solo in caso di flagranza di delitti di maltrattamenti e di atti persecutori, contemporaneamente (e non alternativamente) alla presenza di fondati motivi per ritenere possibile la reiterazione della condotta.
Da qui in poi, le misure cutelari o precautelari, sono demandate alla valutazione e alla discrezionalità di questori, PM e giudici: una zona grigia che non dà mai certezze alla parte offesa.
Il semplice allontanamento d’urgenza dalla casa familiare, che già in sé non sarebbe sufficiente a garantire l’incolumità della vittima, può essere disposto dal questore ma va autorizzato dal pubblico ministero che può valutare diversamente la pericolosità della situazione e disporne la revoca.
Anche la custodia cautelare in carcere può essere sostituita, in base alla valutazione di pericolo da parte del giudice, da misure meno restrittive. Il caso visto in apertura ne è un chiaro esempio.

Buone palle che non vanno in goal

Potenzialmente centri antiviolenza

Consideriamo invece le novità potenzialmente più idonee, dal punto di vista pratico a tutelare la nostra incolumità, giacché a fermare lo stalker non saranno il gratuito patrocinio per la vittima, né la ridefinizione della natura del rapporto tra le due parti, né tantomeno l’irrevocabilità di una querela che, per eccesso di garantismo, fatica a portare a un arresto. Tutte novità lodevoli introdotte dalla nuova legge, ma di cui non ci occuperemo in questa sede.

Nella 119 è previsto lo stanziamento di svariati milioni di euro per il potenziamento dei centri antiviolenza e case-rifugio: un paradosso, queste ultime, che condannano alla reclusione la vittima lasciando libero il violento, ma che, in caso di necessità possono servire a salvare qualche vita.
A cosa sono serviti questi fondi, se a tre anni di distanza sono ancora pochissime le donne, soprattutto se non hanno figli (e la loro vita non viene considerata prioritaria), a beneficiare di queste strutture? Non solo: pochi mesi fa, Casa Florinda, l’unica nella città di Napoli a dar rifugio a donne maltrattate, è stata addirittura chiusa.

Altra novità positiva, almeno sulla carta, della 119 è il recupero del maltrattante: un sostegno psicologico fornito all’aggressore per permettergli di risolvere i problemi che ne determinano il comportamento violento. Utilissimo, se affiancato da accorgimenti che nel frattempo offrano protezione concreta alla vittima.
Crediamo però che il conseguimento di un simile risultato richieda ere geologiche, durante le quali la pericolosità dello stalker non verrà mai meno. Tanto più che la partecipazione a un programma di recupero può essere semplicemente strategica, per incidere favorevolmente nella decisione di revoca delle misure cautelari.

La novità potenzialmente più utile dal punto di vista pratico della 119, è l’introduzione del braccialetto elettronico antistalker che permette di informare la vittima quando lo stalker si avvicina dando la possibilità di intervenire preventivamente. In Spagna, l’adozione dello stesso su larga scala, già da diversi anni, ha permesso quasi di azzerare i femminicidi nei casi preceduti da stalking.
Quali sono le criticità dello stesso provvedimento in salsa italiana? Innanzi tutto tempestività ed estensione della misura: la sperimentazione è partita solo quest’anno (ricordiamo che la conversione in legge della 119 è del 2013) e con solo 25 coppie di braccialetti. Ma l’aspetto più kafkiano di quella che poteva essere una soluzione particolarmente efficace in termini di prevenzione, è che il braccialetto è una misura che non può essere imposta, ma viene applicato previo consenso, non della sola vittima che immaginiamo non abbia problemi a darlo, ma anche dell’imputato. È chiaro che chi accetta sicuramente non ha cattive intenzioni, e l’applicazione della misura rappresenta solo uno spreco di denaro pubblico, mentre il malintenzionato, molto più pericoloso, non accetterà mai.

Comportamenti di autotutela

Autotutela per donne vittime di violenza
A conclusione di tutto il discorso, è chiaro che neanche la nuova legge ci garantisce la presenza di un angelo custode in servizio permanente.
Ci auguriamo che nessuna delle amiche che sta leggendo si trovi mai in queste situazioni, ma nel caso, sapere come muoverci, anche se non ci darà delle certezze, quanto meno diminuirà i rischi. Ecco allora alcuni consigli per tutelarci un minimo, in attesa che qualcun altro lo faccia per noi.

– Non cadere mai nella trappola dell’“incontro chiarificatore” né in casa propria né altrove. Si è dimostrato fatale in troppi casi. Se siamo arrivate a lasciare un partner che ha dimostrato di avere qualche problema relazionale, evidentemente avevamo già chiarito tutto con noi stesse.

– Nel caso prevediamo minacce telefoniche, registriamo la chiamata appena vediamo un numero sconosciuto o privato. Ci sono delle app apposite gratuite per Android su Play Store (a pagamento per iPhone) e, contrariamente a quanto si pensa non è necessaria l’autorizzazione del giudice se siamo parte della conversazione. In caso di querela avrà maggior peso della nostra parola.

– Rivolgiamoci a un centro antiviolenza: il semplice sostegno psicologico ci aiuterà ad affrontare in modo più lucido la situazione e a non ostentare quella paura che ci metterebbe in condizione di inferiorità di fronte al nostro aguzzino, aumentando il pericolo.

– Se usciamo la sera, facciamoci venire a prendere e riaccompagnare fino alla porta del nostro appartamento e non soltanto fino al portone. Meglio se da più persone.

– Se ci facciamo ospitare per evitare gli appostamenti, scegliamo un posto dove non penserebbe mai di trovarci. Evitiamo le case dei genitori o dei migliori amici: sarebbe come rimanere a casa nostra.

Infine, lo spray al peperoncino, non teniamolo nelle nostre borse di Mary Poppins, ma sempre a portata di mano. E a questo proposito, assicuriamoci che quello che acquistiamo sia legale in Italia: sarebbe tutta da ridere se dopo tanta sofferenza, in galera finissimo proprio noi per colpa di una bomboletta sbagliata!

Dinia Battellini     

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