Pink Tax in profumeria: in Italia le donne pagano più degli uomini nel 64% dei casi

Lo svela un’inchiesta di Idealo che ha preso in considerazione 120 prodotti.

Pink Tax - Prezzi prodotti per donne maggiori

Della Pink Tax si parla ormai da tanto tempo, anche se in pochi ci fanno caso: una prima indagine sul caso è stata pubblicata nel 2010 dalla rivista francese Madmoizelle, poi negli Stati Uniti è stato il New York City Deparment of Consumer Affairs (DCA) a studiare le differenze di prezzo tra cosmetici per donna e cosmetici per uomo e in tutti i casi risultava evidente che gli stessi prodotti nella versione femminile costano di più di quelli nella versione maschile.

Oggi abbiamo un raffronto tutto italiano grazie al data journalist Paolo Primi che ha condotto un’indagine per il portale di confronto di prezzi Idealo e ha confrontato i prezzi di 120 prodotti quasi identici nella versione maschile e femminile, venduti da oltre 100 diverse profumerie online. Ebbene, dal suo studio sono emersi di dati che vedete nello schema in alto e cioè: nel 64% dei casi le donne pagano di più degli uomini e solo nel 19% dei casi i prodotti maschili costano di più, mentre nel 17% dei casi il prezzo è uguale.

Primi ha calcolato anche il costo per ogni millilitro di prodotto esaminato arrivando alla conclusione che il prezzo per le donne è più alto rispetto agli uomini.
Il giornalista scrive:

“La discriminazione di prezzo in profumeria è evidente e sistematica. Il calcolo della pink tax effettuato attraverso i dati generati dagli utenti della piattaforma di acquisti comparativi idealo presenta, inoltre, il vantaggio di produrre un confronto tra i prezzi più bassi quotati da diversi rivenditori online. I risultati documentano, dunque, una situazione in cui il prezzo di deodoranti, profumi & eau de toilette è sistematicamente più elevato anche in relazione all’offerta di volta in volta più conveniente proposta da differenti rivenditori: 61 nella categoria ‘Profumi donna’, 48 nella categoria ‘Profumi uomo’ e 47 nella categoria ‘Deodoranti’”

Dunque le donne, che in Italia guadagnano praticamente sempre meno degli uomini, si ritrovano invece a dover spendere di più per prodotti di uso quotidiano. Secondo Primi ci sono due spiegazioni possibili:
– le donne sono più attente alla qualità e sono disposte a pagare di più sia per i cosmetici sia per l’abbigliamento e dunque, scrive, “porre un argine a questo tipo di segmentazione del mercato sarebbe possibile solo sulla base di una trasformazione delle preferenze e del lifestyle femminile. Scegliere prodotti generici o unisex, insomma, e abbandonare l’idea di articoli femminili specifici per aggirare la tassa di genere”

– dietro la discriminazione dei prezzi c’è anche una discriminazione verso le donne in generale e questo, a livello di marketing, si traduce nel far percepire i prodotti maschili come prodotti generici e quelli femminili come qualcosa di “speciale”, di diverso dalla “versione normale”. In questo caso la soluzione proposta da Primi sarebbe quella di comprare i prodotti nella versione maschile per risparmiare e anche per lanciare un messaggio a rivenditori e case produttrici.

Nell’articolo originale di Paolo Primi su Idealo trovate l’elenco dettagliato dei 120 prodotti esaminati e i relativi prezzi nelle versioni maschile e femminile.

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