Da “Tuo, Simon” a “Lazzaro felice”, i film da non perdere a giugno

Tuo, Simon

Sono molti i film in sala in questo weekend, si va dal teen drama meraviglioso Tuo, Simon, al film sulla giustizia e la società americana End of Justice. Al cinema anche l’ultimo film di Alba Rohrwacher, Lazzaro felice, e L’Arte della Fuga, una commedia francese di Brice Cauvin.

Tuo, Simon è il teen movie che sognate. Se avete amato l’era d’oro di John Hughes, adorerete Tuo, Simon con una piccola differenza: il personaggio principale è un ragazzo con qualche difficoltà a fare coming out. A dirigerlo è Greg Berlanti, lo showrunner che scrisse il primo matrimonio gay in una serie TV (in Brothers and Sisters, andato in onda 20 anni fa negli USA) e di moltissimi altri titoli amatissimi.
Simon è un ragazzo come tutti, ha una famiglia perfetta e un gruppo di amici inseparabili, ma nasconde un segreto: è gay. Quando in una chat del liceo scopre che c’è un altro ragazzo che non riesce a fare coming out, fra i due nasce un’amicizia via email, ma i due s’incontreranno mai?
L’amore epistolare ricorda molto un film anni ’80 passato in sordina, L’ammiratore segreto, in cui Tony s’innamora di Micheal, il suo migliore amico, ma Tuo, Simon è un film decisamente migliore.
Seppur ambientato ai tempi di Gmail e del MacBook, Tuo, Simon conserva la genuinità e la bellezza dei film anni 80 che hanno segnato più di una generazione con un tocco in più: il film di Berlanti risponde a moltissimi ragazzi con mille domande sulla loro identità e che non si sentono rappresentati o ben accetti. Un piccolo grande passo nel mondo dei teen movie.

Per il ruolo in End of Justice, Denzel Washington ha ottenuto una nomination agli Oscar e non fatichiamo a crederlo: appesantito, con una pettinatura che non lo favorisce, Washington dà corpo e volto a Roman J. Israel Esquire, un titolo che vuol dire avvocato e Roman rappresenta la legge ante litteram.
Un avvocato tutto da un pezzo che non sembra cedere mai, quando il suo socio di lunga data ha un ictus, Roman si ritrova a dover abbandonare il suo stile e a rappresentare i clienti in tribunale, lui che ha sempre lavorato nell’ombra non si trova a suo agio. Un vecchio allievo del suo socio, George Pierce, lo invita a lavorare in un studio d’avvocati extra lusso, dove Roman fatica ad ambientarsi. Quando un imputato che seguiva si suicida in cella, Roman sceglierà di allontanarsi dalla retta via e tradirà il suo amore più grande: la giustizia. 
Come sempre, Denzel Washington interpreta un personaggio “larger than life”, come amano dire negli USA, un personaggio che esce fuori dallo schermo ed entra dritto nei cuori di tutti ed è anche uno dei migliori della sua lunghissima carriera. Se, a tratti, End of Justice può sembrare un film che racconta la solita storia americana, il film di Dan Gilroy non lo è, è un lungometraggio che parla di un’America diversa, eppure così simile a se stessa.

Lazzaro felice - Recensione

Anche Lazzaro, il personaggio principale di Lazzaro felice, è un uomo che attraversa lo schermo. Il film di Alice Rohrwacher, premiato a Cannes per la migliore sceneggiatura, racconta un’Italia che non c’è più.
Siamo in un’Italia lontano dal tempo, dove ancora esistono una cinquantina di mezzadri a lavorare le terre di una perfida Marchesina. Fra di loro c’è anche Lazzaro, un ragazzo dolce e gentile con tutti, che vede il mondo dai suoi grandi occhioni verdi. Con la sua dolcezza riesce a essere amico del marchese Tancredi o di un lupo che lo risparmia in una delle scene più importanti del film.
Lazzaro attraversa il tempo e lo spazio, si ritrova dopo molti anni a non essere cambiato, ad avere lo stesso sguardo curioso e felice nei confronti della vita. Alice Rohrwacher porta sullo schermo un personaggio a metà strada fra San Francesco e Pinocchio e lo fa con gli occhi semplici del suo protagonista, un ottimo Adriano Tardiolo, al suo primissimo film.

Protagonisti del francese L’Arte della Fuga sono una famiglia sgangherata: tre fratelli che sono in crisi con l’amore, figli di due genitori opprimenti che gestiscono un decadente negozio di abbigliamento maschile.
Louis è il “riuscito”, lavora in Finanza a Bruxelles, ma non riesce a rompere il suo lungo fidanzamento con la bella Julie. Antoine è gay, ha un compagno che non riesce ad amare come vorrebbe. E Gerard non si fa una ragione della fine del suo matrimonio. A fare da collante a questi tre uomini persi la migliore amica di Antoine, Ariel, interpretata da una splendida Agnès Jaoui che ha collaborato alla sceneggiatura, la donna che tutte noi vorremmo essere e i due genitori interpretati da Marie Christine Barrault e Guy Marchand.
Brice Cauvin dirige un bellissimo film, ispirato all’omonimo romanzo di Stephen McCauley, che parla di famiglia. Da non perdere!

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