Ritratto della giovane in fiamme, Céline Sciamma presenta il suo capolavoro al femminile

In sala dal 19 dicembre, il film premiato per la migliore sceneggiatura a Cannes.

Ritratto della giovane in fiamme - Trama

Ritratto della giovane in fiamme di Céline Sciamma è uno dei film migliori del 2019 e arriva quasi a fine anno grazie a Lucky Red. La regista francese l’ha presentato a Roma insieme a una delle protagoniste Valeria Golino.

Premiato a Cannes per la miglior sceneggiatura, Ritratto della giovane in fiamme è candidato anche ai Golden Globe per il miglior film straniero, un film molto importante per la regista che non ama però i premi e riconoscimenti: “Questo film colma un vuoto, un’attesa di 20 anni. Un film del genere dà nuove aspettative agli spettatori e al pubblico, ai cinefili c’è una sorta di sollievo e per i giovani una scoperta”.

Un film interamente al femminile per storia e protagoniste, che riscrive anche la storia attraverso la rilettura della relazione fra un’artista e la sua musa: “Ci sono tante cose legate a un immaginario femminile, femminista e potente riprodotto per la prima volta sul grande schermo. Dall’aspetto cinematografico c’è un nuovo racconto e una nuova messa in scena dinamica con un gioco di potere alternato fra i due personaggi”.

La musa non è succube della sua artista, ma fra le due c’è un rapporto fra pari: “Si esce dal normale rapporto dei personaggi, l’ho scritto seguendo l’uguaglianza di due persone, non è un amore basato sull’amore, ma sulla parità. Una parità presente già in fase di scrittura, si dice che una buona scena è una buona negoziazione e ci siamo detti di uscire da questa dinamica: usciamo dal cliché del conflitto, non ci sono differenze né sociali, né nel rapporto fra pittore e modella”.

Interpretate sul grande schermo da Noémie Merlant e Adèle Haenel, protagoniste insieme a Luàna Bajrami e Valeria Golino, regista e attrice che ha definito il lavoro della collega Sciamma: “Le avevo detto che potevamo portare con il mio personaggio un conflitto, creare tensione, spesso così nasce una scena che è propulsiva e pensavo di rendere il mio personaggio interessante interpretandola come cattiva. Ma Céline mi ha detto che non ero né testimone di qualcosa di scabroso né una carceriera. Mi ha detto che la storia era fra persone uguali, è possibile fare un film così. Come si racconta la felicità? È molto più difficile, Céline ci è riuscita”.

Ritratto della giovane in fiamme - Recensione

Una storia d’amore fra due donne, ma Ritratto della giovane in fiamme non è un film su questo o un’accusa agli uomini: “Non volevo commentare su come gli uomini amano le femmine, ma volevo portare un’osservazione di due donne che si amano con un altro immaginario erotico, una politica dell’amore che connette tutti. Non ci suono uomini perché avrei dovuto renderli oggetti, ma nel mio film ci sono solo soggetti attivi e in questa storia l’uomo sarebbe diventato un nemico o l’oggetto di tutte le violenze che gli uomini perpetuano nei confronti delle donne”.

Un film rivoluzionario che si rifà a Lezioni di Piano e a Eric Rohmer: “Non mi piace parlare di omaggi, ma di dediche amichevoli: l’arrivo sull’isola di Marianne lo è per Lezioni di Piano, diciamo che l’inizio del film prende per mano quello di Jane Campion. C’è anche un’amicizia nella ricostruzione del passato di Eric Rohmer. Se si fa un film d’epoca spesso ci devono essere esperti di mondanità, ma evitarla è rivoluzionario”.

Ritratto della giovane in fiamme è un film fatto di sguardi: “Volevamo guardare la storia di queste ragazze nel contesto sociale e storico, abbiamo condiviso la loro intimità e solitudine. Il cinema è l’unica arte dove possiamo parlare della solitudine di qualcuno”.

Tutte donne le protagoniste come anche la madre interpretata da Valeria Golino scelta appositamente dalla regista Sciamma: “Ho scelto lei per questo ruolo perché condividiamo le nostre idee del cinema: è un’attrice che amo, una donna che adoro e una regista con la quale parlo di cinema”.

In una scena la pittrice, per partecipare a una mostra, presenta uno dei suoi quadri come se l’avesse dipinto il padre, un momento per sottolineare la differenza di possibilità per uomini e donne: “Marianne non ha avuto le stesse possibilità degli uomini, non può dipingere l’anatomia maschile e questo la porta a non poter studiare i grandi soggetti. Ha firmato il quadro col nome del padre perché le donne non avevano diritto alla conoscenza e la soluzione per combattere i pregiudizi di oggi e di ieri è dare più opportunità a noi donne e più soldi alle donne registe”.

Ritratto della giovane in fiamme

Girato in Bretagna e nella banlieue parigine, due scene colpiscono l’occhio dello spettatore una che riprende un sabba e un’altra un aborto: “Per quella del sabba, avevo deciso di fare un film senza musica perché volevo essere vicina a loro che non avevano accesso né a libri, né a musica. Ho chiesto che venisse composto un brano che ripete il testo come un mantra e che creasse un effetto di trance. In una scena dove le ‘streghe’ sono donne normali che conoscono medicina e botanica e sono amiche”.

La solidarietà femminile è centrale nella scena dell’aborto: “Anche l’aborto entra in questa dinamica, è raro vederlo al cinema credo di averlo visto solo un paio di volte. Filmare un gesto quotidiano che non era mai stato filmato, Annie Arnaud disse che non esistevano quadri sull’aborto e volevo che quella scena venisse anche dipinta. Volevo anche inventare qualcosa di nuovo ed è per questo che il bambino sembra consolarla”.

Le due protagoniste indossano due abiti di colori complementari, riferimenti al mondo dell’arte che non si esauriscono qui con una fotografia meravigliosa che fa sembrare ogni singolo fotogramma di Ritratto della giovane in fiamme in un’opera d’arte: “L’unico abito previsto in sceneggiatura era quello del quadro, gli altri sono stati adattati al castello dove abbiamo girato. Il blu già esisteva nei miei film precedenti e l’abbiamo scelto per Héloïse e la madre, mentre la pittrice indossa un color mattone. I tessuti poi sono di cotone o lana e non abbiamo usato seta”.

Sugli abiti, poi, Céline Sciamma voleva un particolare: che avessero le tasche. “È diventata un’ossessione, esistevano prima e sono state tolte e proibite nel 19° secolo perché si pensava che le donne potessero nascondere qualcosa, ma non è così. Ancora oggi, le nostre tasche sono più piccole e siamo costrette a portare una borsa!”.

Un film al femminile che racconta la sorellanza e l’amore, Ritratto della giovane in fiamme sarà in sala il 19 dicembre.

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