“Romanzo di una strage”, il film sul dramma di piazza Fontana

Arriva al cinema il film di Marco Tullio Giordana con Pierfrancesco Favino, Valerio Mastandrea, Fabrizio Gifuni.


Da oggi, 30 marzo, arriva nelle sale cinematografiche Romanzo di una strage del regista Marco Tullio Giordana che riscrive uno dei più sanguinosi attentati della storia italiana: la strage di piazza Fontana.
L’evento è noto: il 12 dicembre 1969 a Milano, a pochi metri dal Duomo, una bomba esplode nella sede della Banca Nazionale dell’Agricoltura provocando la morte di diciassette uomini e il ferimento di altre ottantotto persone.

L’Italia sconvolta, il panico, l’inizio di quella che viene chiamata la strategia della tensione, indagini e processi lunghi e complicati, colpevoli impuniti e forse non ancora trovati. La storia di una nazione vista soprattutto attraverso i destini amari e incrociati di due vittime indirette e involontari protagonisti: l’anarchico Giuseppe Pinelli (interpretato dal poliedrico Pierfrancesco Favino, che quest’anno in sala ha ben quattro film) e il giovane Commissario Luigi Calabresi (interpretato da Valerio Mastandrea).

Nel cast anche Laura Chiatti, Michela Cescon, Luigi Lo Cascio, Giorgio Tirabassi, Giorgio Colangeli, Antonio Pennarella (nella foto in alto con Mastandrea).

Calabresi, che indagava sulla strage, venne accusato di essere responsabile della morte di Pinelli, precipitato dalla finestra dello studio del Commissario durante un interrogatorio. Il Commissario venne assassinato da estremisti di Lotta Continua e condannato dall’opinione pubblica, influenzata da infamanti campagne di stampa. Ed è proprio con l’uccisione di Calabresi che si chiude il film, ma la vicenda non trova ancora una fine.

Pochi giorni fa, il film ha conquistato il pubblico dell’anteprima, ma ha suscitato diverse polemiche, subendo molte critiche fra i giornalisti. Persino il giudice istruttorio del processo sulla bomba Gerardo D’Ambrosio, si è indispettito per non essere stato consultato durante le riprese o invitato all’anteprima.

Non entreremo nel merito delle polemiche, comprensibili visto il tema così scottante, e non è una recensione ciò che vogliamo fare (come potremmo, d’altronde, se il film ancora non l’abbiamo visto!). È l’intento del regista Marco Tullio Giordana ad averci conquistato e che continua a ribadire anche di fronte agli attacchi: “Il vero senso del film è il suo tentativo di spiegare ai ragazzi d’oggi cos’è stato quel tempo e quell’età, un capitolo doveroso rimosso della storia del nostro Paese”. I ragazzi e la storia, un binomio non sempre scontato.
In pochi approfondiscono la storia, ancora meno la amano e, forse, è questo il motivo per cui si ha tanta difficoltà a capire il presente.

La speranza è che i ragazzi almeno vadano al cinema, scoprano un momento fondamentale del loro passato e, tornando a casa, continuino a studiare.
D’altronde già altre volte il regista Giordana ha conquistato il pubblico dei più giovani attraverso la storia, basti pensare al successo del film I cento passi. E se riuscirà a fare il bis, allora cari ragazzi nel vostro approfondimento della terribile vicenda, non tralasciate il libro Spingendo la notte più in là, scritto da Mario Calabresi, l’orfano del Commissario. Vi lascerà senza fiato.

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