Sorry We Missed You: Ken Loach porta il lato oscuro della gig economy al cinema

Recensione film Sorry We Missed You

In Sorry We Missed You, Ken Loach racconta la vita quotidiana di un corriere per un importante servizio di consegna pacchi a metà strada fra Amazon e DHL. Nel titolo, il messaggio che lasciano nel caso il destinatario sia assente, c’è un atteggiamento di una società silente e complice. Dal 2 gennaio al cinema.

Già dal titolo Sorry We Missed You s’intuisce la storia, come spiega il regista: “Se non sei a casa e ti recapitano un pacco, ti lasciano questo messaggio, ma in questa storia significa che i genitori non ci sono per i figli. Sorry We Missed You e ai ragazzi mancano i genitori quando tornano a casa o all’ora della cena, c’è una sorta di mancata connessione fra i membri della famiglia che hanno bisogno l’uno dell’altro, ma mancano ai genitori che magari sono costretti a lavorare 12 ore al giorno”.

Debbie e Ricky sono i due protagonisti del film: lei è una care giver, lui è un corriere da poco assunto e il regista spera che entrambi i suoi protagonisti abbiano votato per i laburisti alle ultime elezioni inglesi: “Se sono fra quel terzo di persone che hanno ignorato la propaganda della destra, allora sì. Quello che abbiamo avuto alle ultime elezioni, in cui il leader della sinistra, Jeremy Corbyn, è stato vittima di una propaganda impopolare e intensa, la peggiore che abbiamo mai visto”.

Una storia di vinti, come Ricky nel film e tanti dei suoi protagonisti: “Il cinema può fare molte cose, anche il dramma. Vorreste un happy ending a Re Lear? Sì, posso raccontare tante storie, alcune hanno delle vittorie, anche importanti se guardo nel passato, cercherò di raccontare un finale felice la prossima volta”.

Sorry We Missed You può, in misura minore, anche contribuire al dibattito politico: “Abbiamo un piccolo effetto nell’opinione pubblica che è composta da tante voci, la nostra è una piccola all’interno di un coro di tante altre. Negli ultimi anni la propaganda di destra ha travolto e coperto le voci diverse, ricordiamoci che i cabaret di Berlino degli anni 30 avevano previsto l’arrivo di Hitler, ma non sono riusciti a fermarlo. Dobbiamo restare umili con quello che facciamo”.

L’ultimo suo film è dedicato ai precari, nello specifico Rick lavora intere giornate per consegnare pacchi costantemente monitorato e senza un momento di pausa, neanche per fare pipì: “Spero che il film comunichi la sensazione che è intollerabile e non riusciamo più a sopportarlo. La domanda di grandi aziende è questa e il manager di Ricky lo spiega nel film: c’è concorrenza fra i differenti corrieri. Bisogna essere rapidi ed economici, il costo è lo sfruttamento della classe di lavoratori. Il capo di Amazon è l’uomo più ricco al mondo, l’ineguaglianza di profitto è impossibile da sopportare. Non è un problema di diseguaglianza, ma anche la distruzione del pianeta, ognuno di questi furgoni produce combustibili fossili, se questo accade colpisce sia il figlio della borghesia che quello dei lavoratori”.

E si assiste, come si vede anche nel film, nel fallimento di approccio dei sindacati: “Quando sono stati fondati i lavoratori andavano di cantiere in cantiere per essere assunti. Non hanno bisogno di uffici belli, ma devono scendere fra la gente e organizzarli”.

A interpretare Ricky nel film, un attore Chris Hitchen che oggi lavora come idraulico: “Sia Chris Hitchen che Debbie Honeywood sono stati scelti al casting perché sono persone di cui mi fido e capiscono questo mondo. Chris lavora come idraulico, Debbie ha recitato solo un verso in TV. Chris ha effettivamente preparato un pranzo nella casa e un’altra scena cruciale del film è stata girata improvvisando”.

In Sorry We Missed You è centrale anche il tema del tempo rubato: “Molti lavorano per avere una buona vita, amici e famiglie, ma con il tempo è sempre meno possibile e si estende dai manager ai livelli più bassi. La tecnologia ti permette di fare telefonate, di per sé la tecnologia è neutrale è come la usiamo. Ricky è circondato da tecnologia sul furgone, possiamo usarla per rendere migliori le nostre vite”.

In Inghilterra la proposta del partito laburista di ridurre la settimana lavorativa è stata derisa da certa stampa spingendo a una riflessione sulla propaganda: “Cent’anni fa le persone sono state persuase a ucciderci per via della propaganda. Il maggiore pericolo sono i socialdemocratici di destra che permettono alla destra. Se c’è una lezione da imparare è: state attenti a loro”.

Loach parla anche delle colpe dell’Unione Europea: “Per la sinistra è un paradosso: da una parte abbiamo la solidarietà di tutta la classe operaia di ogni Paese, ma non possiamo farlo in un’unione basata sul libero mercato. È un sistema che produce crudeltà, come si vede nel film. Quindi sì all’Unione, ma non questa!”.

Un film triste, commuovente ma così profondamente vero dal più sociale dei registi che ammette di non sentirsi però isolato: “Ci sono filmmaker, scrittori, registi e produttori che vogliono riprodurre il mondo in cui viviamo. Non solo loro a decidere quali film si devono fare. I cinema sono posseduti da multinazionali e glia accordi sono presi con loro. Nel mio Paese compagnie come BBC e altre televisive hanno consentito di fare film ideati da scrittori e registi originali. Ai miei inizi nel 1960, la BBC ci ha datto la libertà di fare film e la nostra voce cresceva e veniva ascoltata. Oggi tutto è gestito da micro aziende e da una piramide di burocrati. L’originalità è eliminata, credo che abbiano capito che è un media potente. Sono fortunato perché lo faccio da tanti anni e ho una piccola nicchia che posso abitare e le persone continuano ad andare a vedere i nostri film, anche se non siamo un buon appuntamento!”.

E con i suoi film sta anche cambiando, umilmente e a poco la società inglese: “Io, Daniel Blake era stato proiettato in comunità, organizzazioni, una filiale di un sindacato, gruppi di beneficienza e club sportivi. Distribuendolo a poco prezzo, il film è finito per penetrare in quelle comunità”.

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