Uno sguardo alla maison

Soffi, la nostra stagista italiana a Perpignan, ci descrive la sua casa in condivisione con altre cinque persone di diverse nazionalità.

La mia camera. Cliccate su per vederla meglio

Qui a Perpignan ci sono tanti deliziosi ponticelli… ma, ringraziando il cielo, a me è toccata una sistemazione quasi dignitosa. Così oggi parlerò della mia maison (= casa), cercando di farvi capire quanto tragicomica possa essere la convivenza fra sei persone.
Già, perché una settimana fa mi sono ritrovata a vivere con altri cinque individui, in un melting pot di nazionalità e abitudini: due italiani (per fortuna), Elisa e Stefano, una ragazza croata di nome Milka, Mark, made in Germany e infine Debbie, direttamente dagli USA. Età media: venticinque anni. Tranne Elisa e Milka, tutti hanno una propria stanza, indicata da un colore: a me è stata assegnata la stanza rouge, molto passionale (ma non immaginatela come un set da film hard, per carità).

Il mio angolino di pace, dove studiare (o far finta di studiare) francese, con tanto di tavolino a misura di Puffo, un lettone gigantesco, armadi senza ante (qui non hanno il concetto di chiuso o aperto) e un comodino tanto carino dove tenere i miei manga e le mie riviste francesi, come Madame Figaro… très chic!
Una porta-finestra che dà direttamente sul giardino, molto soleggiato (non accetterei mai un posto buio, mi farebbe venire il magone), con tanti alberi che fungono anche da stendibiancheria (come usavano le nostre nonne).

Poi tutto il resto è in comune… ed è qui che son dolori!
Insomma, immaginate sei persone, ognuna con i propri impegni, che si ritrovano negli orari di punta a condividere tre fornelli incrostati in una cucina non proprio spaziosa, un traffico preoccupante di pentole e padelle e manici infiammabili (ahimè, succede se non si calcola bene la posizione degli oggetti, parlo per esperienza ☹). E capita che sei lì che ti prepari un piatto di salutari lenticchie e posi il piatto pulito accanto ai fornelli, per poi versare la pietanza nel piatto sporco che la sbadata coinquilina ha appoggiato proprio sul tuo… ma fai finta di niente e in un inglese stentato dici, nascondendo il disgusto, “don’t worry ” e mangi ugualmente.

Il nostro frigo...

Un tostapane che sforna toast e tanta sana ruggine. La prima sera che ero qui ho tentato di preparare un toast ma avrò sbagliato qualcosa e il formaggio è scivolato via, rimanendo intrappolato irrimediabilmente nei meandri di questo attrezzo infernale, quindi ora, ogni volta che qualcuno usa il tostapane, mi guarda in cagnesco per l’odore del formaggio bruciato che non va più via.
E poi un frigo in comune, dove fin dal primo giorno è stata tentata una suddivisione dei ripiani, che ovviamente è stata ignorata già dopo qualche ora!
Idem per gli scaffali e le credenze, dove la suddivisione è ancora più vana, così tu credi (e dico credi) di avere ancora quei fantastici biscotti alla cannella che hai comprato con tanto amore nel supermercato dove sei arrivata a piedi, sotto la pioggia, carica come un mulo, e invece scopri che della cannella è rimasta solo la percezione nell’aria perché qualcuno ha voluto testare i tuoi biscotti, lasciandoti solo la confezione come ricordo.
Il massimo però è non saper cucinare e ritrovarsi a fare imbarazzanti esperimenti culinari in pubblico, fra gli sguardi dei tuoi conviventi, a metà fra scherno e compassione!
Persino Mark, il mangia-crauti, mi guarda dubbioso mentre sono ai fornelli. E pensare che l’ho visto cucinare una poltiglia di riso indiano, ceci e fagioli, il tutto condito da curry! Stranezze della vita.
Per ora mi fermo, perché ritengo assolutamente necessario dedicare un’intera pagina di diario all’argomento “bagno”.  Intanto vi lascio viaggiare con l’immaginazione ☺

Bisus,
Soffi nel paese delle meraviglie

La cucina

 

Ancora la cucina

Il giardino

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